
"Gundam X", il punto di partenza e la metafora che gravava sui creatori
Kawasaki, in qualità di responsabile della composizione della serie, quali sono state le prime indicazioni che ha ricevuto dal regista Takamatsu?Kawasaki: In realtà mi ha semplicemente chiamato dicendomi, "Faremo Gundam, quindi conto su di te" 😄
Takamatsu: Nell’ottobre del ’95, all’improvviso, la Sunrise mi disse, "Fai Gundam!" e, beh, per una serie di circostanze mi sono ritrovato a doverlo fare. Dato che non c’era tempo da perdere, cercavo qualcuno con cui potessi essere subito in sintonia, così ho chiesto a Kawasaki, che aveva già partecipato alla sceneggiatura di tre delle "Yūsha Series" da me dirette, e per J-Decker e Goldran aveva addirittura seguito la composizione delle serie. Anche se a quel punto non era ancora stato deciso nulla...
Kawasaki: Tra l'altro il termine “AFTER WAR” è saltato fuori piuttosto presto, vero? E proprio quello ha definito da subito l’ambientazione.
Takamatsu: “AFTER WAR” c’era fin dall’inizio. Avevo in mente l’idea che questa fosse una storia ambientata dopo la fine di Gundam, quindi all’inizio ho semplicemente comunicato a Kawasaki il titolo del primo episodio e la situazione, proponendogli di partire da lì.
Kawasaki: Finora, lavorando con Takamatsu, di solito già nella fase iniziale avevo un'idea, anche se vaga, di come sarebbe stato l'episodio finale, ma questa volta non riuscivo proprio a immaginarlo. Tuttavia, quando ho scritto il primo episodio, avevo già intuito che si sarebbe trattato di una storia sui Newtype, quindi avevo tirato in ballo una sorta di imitazione che indossava un'uniforme militare.
Takamatsu: Quando ho lanciato l'idea dicendo “È una storia che viene dopo Gundam”, mi è stato ribattuto “Allora ci sono Newtype?”, e ho pensato “Ah, quindi è a questo che si riduce il tutto”. Ciononostante, ricordo che durante il primo cour ho lavorato cercando di capire quale direzione prendere...
Kawasaki: Il punto di svolta è stato probabilmente l'arco narrativo di Fort Severn. Quando ho deciso di rappresentare un Newtype artificiale, ho deciso di affrontare seriamente il tema; è stato solo dopo aver completato l'ottavo episodio che ho deciso di provare a scrivere tutta la sceneggiatura da solo.
Takamatsu: È vero. Nel momento in cui abbiamo deciso che Garrod, un essere umano normale privo di poteri speciali, avrebbe sconfitto Carris, che, anche se artificialmente, ne era invece comunque dotato, in qualche modo ci siamo fatti un'idea del finale.
Metafore affidate ai personaggi
La cura dei dettagli dedicata ai fratelli Frost è stata davvero notevole. Eppure, nonostante ciò, mi è sembrato che le loro motivazioni fossero estremamente personali.Kawasaki: Ho visto molti Gundam finora, e ho sempre trovato particolarmente affascinanti quei personaggi che trasformano i propri rancori personali nel pretesto per la loro forma di giustizia, come spesso accade nelle opere di Tomino. Ad esempio, Iron Mask di Gundam F91: spinto dal rancore per aver perso la moglie, decide di rivoluzionare l’ordine cosmico 😄 Insomma, ho la sensazione che siano proprio i personaggi con questo tipo di pensieri a compiere imprese straordinarie. Per questo ho inserito nei fratelli Frost il fatto che, in realtà, fossero dei fallimenti. E così, come previsto, ne è scaturita una grande energia...
... E poi, ovviamente, grande influenza l'hanno avuta le voci di Morikawa (Tomoyuki) e Sasaki (Nozomu). Quando ho sentito la loro recitazione, i personaggi hanno preso vita e ho pensato che il risultato fosse davvero interessante 😄
Nell'ultimo episodio, si intravede di spalle Shagia che, seduto su una sedia a rotelle, osserva Garrod e gli altri, vero?
Takamatsu: Originariamente nella sceneggiatura era molto più in forma. Dopotutto è il rivale di sempre, quindi avevo pensato di fargli rincorrere Garrod e gli altri, o qualcosa del genere 😄
C'è una metafora che avete voluto affidare ai fratelli Frost?
Takamatsu: In questo senso, direi che si tratta di un “Gundam” contraffatto, simile ma diverso, che simboleggia l'opera stessa. Di solito nelle mie opere la metafora è già definita fin dall'inizio, ma questa volta è venuta fuori man mano che procedevo. Non solo i fratelli Frost, ma anche Jamil ha finito per assumere un ruolo sempre più importante nella mia mente... Ho dichiarato all'improvviso “Io sono Jamil” proprio perché me ne sono reso conto 😄
Kawasaki: All'improvviso, nello storyboard del sedicesimo episodio, sono aumentate scene e battute che non erano nella sceneggiatura... 😄 Tipo cose come “Allora anch'io vedevo il tempo” 😄
Takamatsu: Quella battuta di allora, "Scusate, sono un capitano prepotente", si è trasformata letteralmente in "Scusate, sono un regista prepotente!"... È stato proprio da quel momento che il tema di Gundam X è diventato "Gundam e me": la ricerca dei Newtype da parte di Jamil si è trasformata nella mia ricerca di "Gundam".
Kawasaki: Non parlarne come se fosse la tua tesi di laurea 😄
E' la sua tesi di laurea in "Tominologia", giusto?
Takamatsu: Iiiih--! No, direi di essere stato bocciato in quella materia 😄
D.O.M.E., nato dalla fusione tra conscio e inconscio
Per cosa sta D.O.M.E.?Kawasaki: È la sigla di “Depths Of Mind Elevating”, e credo che il significato dovrebbe essere “elevare la mente a livelli più alti”. Ma ovviamente la grammatica è chiaramente sbagliata 😄
Takamatsu: Originariamente avrebbe dovuto esserci un saggio Newtype all’interno, e la storia prevedeva che lui e Jamil e gli altri Newtype avessero uno scambio di battute… 😄
Come un saggio Newtype?!
Takamatsu: Beh, avevo in mente questo personaggio di un anziano onniscente, da cui Jamil e gli altri avrebbero ricevuto delle risposte.
Kawasaki: All'improvviso se n'è uscito con un vecchio che sembrava il Maestro di Saint Seiya 😄 Mi sono chiesto cosa stesse succedendo.
Il D.O.M.E. è stato distrutto nell'ultimo episodio?
Takamatsu: Sì, è stato distrutto. Credo che il D.O.M.E. abbia cessato di funzionare nel momento in cui è stato abbandonato. Ovviamente anche il primo Newtype è scomparso; in fondo si pensava che non fosse rimasto nemmeno il suo spirito, eppure, poiché aveva qualcosa che voleva assolutamente dire, è rimasto in vita fino all'ultimo.
Kawasaki: È stata una buona idea farlo doppiare dalla voce narrante di Mitsuoka (Yutaro). In questo modo, ciò che fino ad allora era stato semplicemente raccontato dalla voce fuori campo ha acquisito un nuovo significato.
Takamatsu: Anche la battuta nel primo episodio, "Un tempo c'era una guerra...", era in realtà un flashback di D.O.M.E. ... Ovviamente, quando abbiamo girato il primo episodio non ci avevo pensato affatto 😄, e ora che è finito posso rivelarlo: in realtà, all'inizio c'era anche l'ipotesi che la voce di D.O.M.E. fosse quella di Toru Furuya 😄 Ma se avessimo chiesto a Furuya, il significato sarebbe diventato troppo univoco, allontanandosi dal nostro intento. Dopotutto, si tratta di un "Gundam che riflette su Gundam" 😄 C'era anche l'idea di usare la voce di un bambino, ma anche quella avrebbe avuto un significato troppo forte. Così, ho pensato che se avessimo chiesto a Mitsuoka, che fino a quel momento aveva parlato in terza persona, di parlare in prima persona, avrebbe potuto mantenere l'obiettività pur assumendo al contempo un tono soggettivo.
Kawasaki: Sì, è stata la soluzione ottimale.
Takamatsu: Lo stesso è valso per la sfera di luce che Tifa tiene in mano nella sigla di apertura. È solo dopo che ci siamo resi conto, "Ah, ecco, quello era D.O.M.E.!"... Ma a questo punto, non sappiamo nemmeno più noi fino a che punto sia stato un lavoro consapevole e da dove inizi la creazione inconscia.
L'esperienza con "Gundam" ha determinato l'approccio a "Gundam X"
Raccontateci la vostra esperienza con "Gundam".Takamatsu: Quando andò in onda per la prima volta in TV, ero al terzo anno delle superiori. Probabilmente il fatto che oggi lavori nel mondo degli anime è dovuto proprio al fatto di aver visto Gundam in quel periodo. Per questo motivo si tratta di un'opera che occupa un posto speciale nel mio cuore.
Kawasaki: Io ero solo un ragazzino. Ho scoperto Gundam leggendo un articolo su una rivista di manga che diceva che c'era un anime interessante, e ho iniziato a guardarlo quando ne sono partite le repliche in TV. In quel periodo frequentavo la seconda media.
Takamatsu: Kawasaki, tu eri sul posto quando è successo quell'incidente con la caduta dalle scale mobili, vero?
Kawasaki: Ci sono stati diversi incidenti sulle scale mobili all'epoca, e io ho assistito a quello di Yokosuka. All’epoca vivevo lì. Ero il tipico ragazzino appassionato di gunpla. Ma non ero così fanatico come il signor Takamatsu 😄 Quando mi è stato offerto il lavoro su X, ero abbastanza emozionato, ma una volta iniziato mi sono reso conto che “Eh? Non sono poi così appassionato..." Forse perchè ormai sono un adulto. 😄
Takamatsu: Per me non è andata così... In sostanza, X è un “Gundam che riflette su Gundam”, ma pensavo di poterlo realizzare in modo più obiettivo. In passato, nella serie “Yūsha”, avevo già realizzato un “anime che rifletteva sul merchandising” 😄. Ma una volta iniziato, mi sono reso conto che in realtà ero io il primo ad essere intrappolato in Gundam. Non si può descrivere in modo univoco. Gundam è una cosa così.
Kawasaki: Nella sceneggiatura, nell'episodio finale c'era una scena in cui Tiffa e gli altri salutavano D.O.M.E., ma quando ho guardato lo storyboard, era sparita. 😄
Takamatsu: Beh, si trattava di "dire addio a Gundam", ed era una cosa per cui, in quel momento, non mi sentivo pronto.
Kawasaki: Il mio ruolo è proprio quello di capire come trasformare in una storia tutte queste complicazioni 😄 Altrimenti diventerebbe solo uno spot. In questo senso, sin dall'inizio ho mantenuto una scrittura pittusto fredda, vero?
Takamatsu: No, quando io mi sono lasciato coinvolgere troppo, mi è stato molto di aiuto che tu fossi così distaccato.
Kawasaki: Credo che circa la metà dei bambini che oggi compra i modellini non si curerebbe affatto delle preoccupazioni dietro il Gundam storico o dei Newtype, anche se provassimo a proporgliele. È come quando trattiamo film usciti prima che noi nascessimo. Così, la posizione da assumere nella storia di Garrod si definisce naturalmente. Anche Takamatsu mi aveva chiesto di evitare un finale senza speranza, quindi, alla fine, ciò che rimane è il messaggio che a costruire il futuro non sono persone speciali come i Newtype, ma proprio noi, le persone normali.
L'ambivalenza della generazione di Gundam
Takamatsu: Come membro della "Generazione di Gundam", penso che nella serie di Tomino i Newtype possano esistere, anzi, vorrei che esistessero; ma, per quanto si aspetti, l’era dei Newtype sembra non arrivare mai 😄 L’ho scritto anche nelle note di copertina del primo CD, ma 15 anni fa, in occasione del primo adattamento cinematografico di Gundam, si parlava della "Dichiarazione della Nuova Era" ma ripensandoci ora, non c'è mai stato nulla del genere. Il sottotitolo della serie è proprio “Nuova Era Mobile” proprio perché ho cercato di descrivere quel nuovo secolo che non si è mai realizzato; tuttavia, vorrei precisare che tutta questa metafora non è il vero scopo di X. Quella è solo una questione personale, mentre la trama principale rimane la storia di Garrod e dei suoi compagni.Kawasaki: Da un lato penso che non sia giusto realizzare un Gundam solo per chi ama Gundam, ma d’altro canto credo che non sia giusto nemmeno creare qualcosa che non riesca affatto a toccare il cuore delle persone. Le serie sono difficili. Ma quando mi allontano dal mio ruolo di creatore e torno a essere uno spettatore, divento un po' egoista: se ad esempio in Ultraman Tiga vedessi il ritorno degli alieni Baltan, mi emozionerei comunque... Anche se come professionista conosco bene le difficoltà del lavoro sul campo, non posso negare di provare questo genere di sentimenti.
Takamatsu: Ma se Ultraman Tiga iniziasse improvvisamente a sottintendere che l'Ultraman storico non parlava di ciò che credevi, ci rimarresti malissimo 😄 Ora mi sembra di capire come si sentiva il regista Tomino quando realizzò Z Gundam e Gundam ZZ. All'epoca facevo già parte dello staff, ma mi sentivo più vicino agli spettatori, quindi prevaleva in me il pensiero, “Perché realizzare un ‘Gundam’ del genere?”. Tuttavia, ripensandoci ora, Z era inevitabile. D'altronde, dicendo una cosa del genere, potrei finire per essere sgridato 😄
Kawasaki: Ma anche noi abbiamo la nostra parte di responsabilità per non aver voluto concludere Gundam. Dopotutto, ho guardato il primo episodio di Z con grande entusiasmo.
Takamatsu: In un certo senso è giusto così. Dopotutto, ci sono anche persone che hanno iniziato a seguire la serie proprio da Z.
C'è forse un motivo per cui i film di Takamatsu finiscono sempre con un elemento di meta-fiction?
Takamatsu: Beh, non posso che definirla una mia cattiva abitudine... In fondo, penso che Might Gaine sia stato un errore di gioventù.
Kawasaki: Ma per me, in realtà, X è Might Gaine. Avevo partecipato a Might Gaine fin dall'inizio del progetto, ma per varie ragioni ne sono uscito a metà. Poi, quando ho visto l'episodio finale, ho realizzato che stavano facendo una meta-fiction incredibile. Da allora, ho sempre avuto questo desiderio irrisolto di voler disegnare quella storia con le mie mani... Quel desiderio l'ho messo in pratica con J-Decker e l'ho portato a compimento nell'episodio finale di Goldran. Tuttavia, la meta-fiction presenta una difficoltà in più rispetto alle opere tradizionali, in quanto richiede una fusione totale tra autore e opera, quindi ho cercato di prestare particolare attenzione a questo aspetto. D'altronde, come sceneggiatore professionista, è proprio la sfida di riuscire a portare a termine la storia in modo adeguato che rende il lavoro stimolante.
Per concludere, raccontateci le vostre considerazioni ora che la serie è terminata.
Takamatsu: Non c'è mai stato un anno in cui abbia riflettuto così tanto su tante cose diverse, ma di conseguenza sono riuscito a fare chiarezza su alcuni aspetti confusi dentro di me, quindi sono piuttosto soddisfatto. In altre parole, la frase di Jamil nell'episodio finale, «Da' una risposta anche a me», rispecchia esattamente i miei sentimenti 😄 In questo senso, è un'opera sincera e senza falsità.
Kawasaki: Nel mondo degli anime attuale, le serie di due stagioni sono la norma, ma in questo contesto, dedicare quasi un anno a un unico tema da solo è stata un'esperienza davvero preziosa. E oltre a ciò, penso che il fatto che il regista sia riuscito a dare una risposta a Gundam, che ormai è una vera e propria cultura, sia stata una cosa ancora più preziosa.
Takamatsu: No, non è che abbia dato una risposta definitiva su Gundam, è solo che è un anime che fa riflettere sulla situazione attuale legata a Gundam.
Kawasaki: --Ed io che cercavo di concludere con una frasetta riassuntiva ad effetto! 😄





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