"Gundam X FLASH" Intervista a Kouichi Tokita in occasione della nuova serie

Nel numero di Gundam Ace uscito questo mese, era presente un'intervista speciale al mangaka Kouichi Tokita nell'ambito del servizio sul 30° anniversario di Gundam X che arricchiva l'esordio della nuova serie Gundam X FLASH, sequel di NEXT PROLOGUE.
Gundam X Flash Interview Kouichi Tokita
Il pretesto diventa ripercorrere la carriera di questo prolificissimo "autore di manga di Gundam", dagli esordi con G Gundam alle emozioni dietro la nascita del nuovo Gundam X Flash.

Le differenze tra gli adattamenti manga di allora e quelli di oggi

A partire da questo numero inizia la nuova serie “Mobile New Century Gundam X FLASH”. Da quanto tempo è in cantiere questo progetto?
Tokita:
Ne parlavo già da un bel po’ con il mio editore, dicendogli, "Mi piacerebbe realizzare il seguito di NEXT PROLOGUE", e ci stavamo preparando per iniziare la serie in occasione del trentesimo anniversario di Gundam X. Abbiamo iniziato a muoverci sul serio verso la fine dello scorso anno, quando è stato deciso che sarebbe stata la serie successiva a SEED FREEDOM ASTRAY.

Quando su Comic Bom Bom venivano pubblicati “G Gundam”, “Gundam W” e “Gundam X”, credo che la serializzazione avvenisse in parallelo con la messa in onda dell’anime. Come avveniva il processo di adattamento manga?
Tokita:
Il modo di realizzare gli adattamenti manga era molto diverso allora rispetto ad oggi; all’epoca, infatti, i fumettisti non seguivano fedelmente la trama dell’opera originale, ma disegnavano liberamente secondo la propria visione. Ad esempio, nel caso di Kamen Rider, vari fumettisti disegnavano storie con mostri originali, il che era di per sé molto divertente, ma io desideravo realizzare una serie che semplificasse la trama dell’opera originale rendendola accessibile ai bambini.
All’epoca, ovviamente, non esistevano le piattaforme di streaming e il noleggio di videocassette era appena agli inizi; c’erano anche regioni in cui l’anime non veniva trasmesso affatto. Far capire anche ai bambini di quelle zone che non potevano vedere la trasmissione che “Gundam è davvero divertente” era per me un obiettivo molto importante.

Vi sono stati forniti dei materiali in anticipo?
Tokita:
Sì, è così. Attraverso la redazione ci sono stati forniti vari materiali in anticipo, e all’epoca la Sunrise ci è stata di grande aiuto.
Sapevo bene quanto fosse impegnativo il lavoro sul set di un anime, quindi ho cercato di non creare alcun disturbo. Tuttavia, nei casi in cui era assolutamente necessario, abbiamo chiesto loro di preparare in anticipo dei materiali specifici per il manga.

Una volta andata in onda la puntata, è mai capitato che il contenuto fosse diverso da quello del materiale fornito?
Tokita:
Succedeva spesso 😄 Per quanto riguarda il processo di adattamento, sulla base del materiale ricevuto, riassumevo in un capitolo circa un mese (4-5 episodi) di storia, ma dovevo portare avanti il lavoro con circa tre mesi di anticipo. Tuttavia, il materiale condiviso in quel momento era ancora in fase di bozza della sceneggiatura o di seconda stesura, non era ancora la versione definitiva.
Inoltre, sul set dell’anime, non è raro che la trama cambi anche dopo l’uscita della versione definitiva, ad esempio durante la fase dello storyboard. In particolare, sono rimasto sorpreso dal potenziamento nell’episodio finale di G Gundam! 😄

Ci sono state difficoltà durante il processo di rielaborazione?
Tokita:
In linea di massima, è impossibile condensare quattro o cinque episodi in uno solo, quindi ho dovuto ricorrere a vari accorgimenti per la presentazione: tagliare alcune parti della storia, selezionare i momenti più divertenti e adatti ai lettori di Bom Bom per metterli in primo piano, tralasciare alcuni dettagli o unire due storie in una sola.
Tuttavia, in realtà non mi dispiace questo tipo di lavoro di riorganizzazione. Prima di diventare fumettista, mi capitava di registrare gli anime dalla TV e montarli da solo per creare una sorta di compilation personale. Quindi non è stato affatto un peso, anzi, mi sono divertito a farlo.

Per quanto riguarda la serializzazione in tempo reale, all’epoca pensava che “tagliare alcune parti non fosse un problema”, ma ci sono stati casi in cui se ne è pentito?
Tokita:
Anche questo succedeva spesso 😄 In quei casi, o inserivo a forza degli episodi in un secondo momento per colmare le lacune, oppure facevo finta di niente e li ignoravo completamente. Soprattutto con Gundam W, capitava spesso che la storia prendesse quella piega.
Al contrario, con Gundam X, la storia era stata strutturata in anticipo con indicazioni del tipo “Arco narrativo XX”, quindi era molto facile effettuare riorganizzazioni come “tagliare completamente gli sviluppi dell’arco di Estard e far apparire i Mobile Suit solo nell’arco di Zonder Epta”.

Ero convinto che “G Gundam” avrebbe avuto un successo strepitoso su “Bom Bom”

All’inizio di “G Gundam” avevo l’impressione che lo stile fosse molto diverso da quello attuale; forse lo ha modificato per adattarlo all’opera?
Tokita:
In realtà non ci pensavo molto; credo che il motivo principale fosse che non ero ancora abituato a disegnare in quel modo. Prima mi occupavo principalmente di SD, quindi non mi ero ancora liberato di quell’abitudine e mi era rimasto un tocco un po’ infantile. Man mano che la serie andava avanti, sono riuscito gradualmente a disegnare in uno stile più simile a quello dell’anime.

Come si è sentito quando ha scoperto per la prima volta l’ambientazione di “G Gundam”?
Tokita:
In realtà, ne avevo sentito parlare già prima della messa in onda, e quando mi fu anticipato che “Sono due Gundam che si prendono a pugni”, sono rimasto letteralmente basito. Non avrei mai immaginato, nemmeno nei miei sogni, che sarei stato io a realizzarne l’adattamento manga 😄
Ovviamente pensavo che alcuni fan di Gundam non l’avrebbero accettato, ma allo stesso tempo ero convinto che “questo avrebbe sicuramente avuto successo su Bom Bom”. All’epoca erano in voga Dragon Ball e Street Fighter, e vedere adulti in carne e ossa che salivano su dei robot e combattevano con estrema serietà era così assurdo che pensavo avrebbe avuto successo senza bisogno di complicazioni.
In effetti, all’inizio è partito un po’ a rilento, ma man mano che la serie andava avanti, ho notato che la sua popolarità all’interno della rivista cresceva sempre di più. Anche io, come disegnatore, quando è apparso Master Asia ho pensato, “E' fatta” 😄

Ho un ricordo molto vivido delle strisce umoristiche “Forza, Domon-kun!”. Continuarono ad essere pubblicate anche dopo la fine di “G Gundam”, vero?
Tokita:
In realtà, Domon-kun era nato come progetto di riempimento di uno spazio vuoto sulla rivista. Quando G Gundam divenne popolare, accettai l’incarico con la condizione che fosse una serie a strisce, con un atteggiamento piuttosto disinvolto del tipo “se non va bene, basta smettere”, ma una volta iniziato, ebbe grande successo tra i bambini.
Quando sono iniziati W e X, i titoli sono cambiati, ma dato che l’opera era nata con G, ho pensato che sarebbe stato divertente mantenere Domon come protagonista e realizzare una sorta di crossover con le altre serie. È stato bello poter creare situazioni divertenti che altrimenti sarebbero state impossibili, del tipo, “Cosa succederebbe se Heero salisse sul Mobile Trace System?”.

“G Gundam” è stato il primo manga tratto dalla serie originale: come si è sentito quando le è stato affidato questo incarico?
Tokita:
La prima reazione è stata “Ma state scherzando?”. Già prima avevo avuto modo di partecipare alla progettazione di prodotti, come le confezioni dei modellini, e in fondo sono entrato in questo settore soprattutto perché adoravo Gundam, che per me rappresenta un vero e proprio idolo. Non avrei mai immaginato di doverne realizzare io stesso un adattamento manga.
All’inizio ero incredibilmente nervoso, ma ripensandoci ora, sono contento che il mio esordio sia stato proprio con G Gundam, una serie completamente diversa da quelle precedenti. Se fosse stato un titolo del Universal Century, credo che sarei stato ancora più nervoso.

Il finale di “Gundam W” era già presente nella bozza preliminare

Per quanto riguarda “Gundam W”, Heero e Relena sono personaggi molto particolari: sono stati difficili da rendere?
Tokita:
All’inizio, in effetti, era difficile coglierne l’essenza. Fin da quando ho ricevuto la sceneggiatura, c’erano molti punti in cui non sapevo bene come rappresentarli graficamente, quindi all’inizio ho proceduto un po’ a tentoni. Inoltre, la differenza di tono rispetto a G Gundam era davvero enorme 😄
Tuttavia, dato che la rivista su cui veniva pubblicato era Bom Bom, gli sviluppi un po’ stravaganti e la personalità dei personaggi tendevano a essere un punto di forza. Detto questo, se dovessi disegnarlo di nuovo oggi, con la percezione che ho ora dei personaggi, penso che la rappresentazione sarebbe diversa.

Il caos che regnava sul set in quel periodo si rifletteva anche nei disegni?
Tokita:
A volte sì. Man mano che il tempo passava, la consegna delle sceneggiature ritardava sempre di più. Alla fine, dato che le sceneggiature non arrivavano in tempo, il responsabile della produzione chiedeva al regista Ikeda quali sviluppi volesse realizzare in seguito, prendeva appunti e, sulla base di quelli, disegnavo le bozze.
Spesso, quando arrivava la bozza definitiva, la trama era cambiata, gli episodi relativi all’arco narrativo di Sanc Kingdom sono stati particolarmente difficili in questo senso. Ad esempio, nella versione manga c’è una scena in cui Howard parla a Zechs dei Newtype: quella scena era stata inserita perché, secondo l’idea iniziale, il concetto dei Newtype sarebbe stato incluso nella trama.
In seguito, quando è entrato in scena Takamatsu, la situazione si è calmata un po’, ma il programma di lavoro rimaneva comunque molto serrato, quindi c’erano parecchie differenze rispetto alla versione trasmessa in TV. Per quanto riguarda la battuta dell’ultimo episodio, “E' il cuore dell’universo∼”, se l’avessa avuta, avrei voluto inserirla anche nella versione manga.

Parlando del finale, mi viene in mente la scena finale in cui i Gundam collaborano per sparare con il Twin Buster Rifle.
Tokita:
A dire il vero, quella non l’ho ideata io, ma era uno sviluppo già presente nella bozza della sceneggiatura che avevo ricevuto. Per questo, quando in seguito ho visto la trasmissione, sono rimasto sorpreso pensando, "Ma Heero lo sta facendo da solo!" 😄 Essendo stato pubblicato su Bom Bom però, penso che quello sviluppo sia stato piuttosto positivo.

Per quanto riguarda “W”, in seguito era stato pubblicato anche lo spin-off “G-UNIT”.
Tokita:
A quanto pare, data l’enorme popolarità di W, all’epoca la redazione aveva ricevuto richieste del tipo, “Vorremmo realizzaste qualcosa in stile MSV”. A quel tempo c’era già una trama scritta da un altro sceneggiatore, ma non mi convinceva del tutto; inoltre, nello stesso periodo stavo lavorando a BATTLEFIELD OF PACIFIST, pubblicato su Haō Magazine, quindi ero propenso a rifiutare.
Ma poi mi dissero, “Può ignorare la trama che c’era e disegnare come preferisce, Tokita-san”. Visto che mi offrivano una tale libertà, non potevo certo rifiutare, così accettai.

Quindi, la trama di “G-UNIT” è stata ideata da Tokita.
Tokita:
Esatto. C’erano alcune restrizioni, come il fatto di non far comparire i personaggi principali della serie TV, ma a parte questo mi è stata concessa piena libertà. Per quanto riguarda i mecha, dato che erano già stati definiti quasi del tutto, compresa la data di uscita dei modellini, ho elaborato la struttura della storia basandomi su quelli.

Il design del Gundam Griepe era piuttosto audace.
Tokita:
Beh, è roba che ti lascia davvero a bocca aperta 😄 In realtà, più o meno subito dopo l’inizio della serie, quando ho chiesto alla Sunrise se potevo introdurre un “mecha n.2”, mi hanno proposto proprio il Griepe dicendomi, “Usa questo”.
Anche io, quando l’ho visto per la prima volta, ho pensato "Va bene questo come protagonista?", ma dato che si trasforma anche in modalità di volo e, per quanto riguarda l’aspetto da cattivo, anche il Deathscythe della serie principale di W è così, ho deciso che andava bene e l’ho usato come modello successore.

Il Flash System è la chiave della nuova serie?

Nel volume di “Gundam X” erano inclusi anche episodi della giovinezza di Jamil che non erano stati rappresentati nell’anime, ma come sono stati realizzati?
Tokita:
Per dirla in poche parole, non c’erano abbastanza pagine nel volume. Non c’erano abbastanza episodi per una serie in tre volumi, e sebbene ci fosse la possibilità di rendere più corposo un singolo volume e raggrupparlo in due, abbiamo pensato, "Riempiamo lo spazio con una storia originale". È così che mi è venuta in mente l’idea degli episodi sul passato di Jamil: ho proposto di realizzare una storia che fungesse da prologo alla trama di X, riprendendo tutti gli elementi apparsi nella serie TV, e ho ottenuto l’autorizzazione da Sunrise.

Perché ha scelto una storia su Jamil?
Tokita:
In quell’episodio compare un personaggio originale di nome Kina, un personaggio scartato che, pur essendo stato ideato nei minimi dettagli, dal background al design, non è mai apparso nell’anime. Avendo sentito questa storia, mi è venuto in mente che avrei potuto creare una trama in cui Jamil crescesse dopo aver perso Kina, il suo amico.
Probabilmente era un po’ diversa dall’idea che ne aveva il signor Kawasaki, ma dato che mi ha detto, "Non apparirà più, quindi va bene" 😄 l’ho utilizzato senza esitare.

Come contenuto extra del cofanetto Blu-ray, è stato realizzato anche l’episodio serie "NEXT PROLOGUE". Qual è stato il suo stato d’animo quando le è stata proposta l’idea?
Tokita:
All’epoca ho pensato, “Sono felice, voglio assolutamente disegnarlo”. È stato davvero importante che il responsabile del progetto del cofanetto Blu-ray di allora si sia impegnato tantissimo, che il signor Kawasaki abbia scritto la sceneggiatura e che il regista Takamatsu abbia curato la supervisione, rendendo così possibile la realizzazione di questo progetto.

In che modo è stato deciso che la storia sarebbe stata un seguito?
Tokita:
Personalmente, quando mi è stata proposta l’idea per la prima volta, pensavo che sarebbe stato più sicuro basarsi su personaggi come Witz o Roybea. Poi, durante la riunione, il signor Kawasaki mi ha detto, "Scriverò un sequel". A quel punto, era proprio quello che desideravo, quindi l’unica richiesta che ho espresso è stata "Fate comparire Carris!".
Con Garrod e Tifa come protagonisti, la voce narrante di Carris e l’apparizione del nuovo Gundam, penso che siamo riusciti a realizzare un bel regalo per i fan.

Tiffa mi è sembrata un po’ diversa da come me l’ero immaginata, mi è apparsa più matura.
Tokita:
Ho cercato di rendere evidente come, attraverso il viaggio con Garrod, sia cresciuta a modo suo. Anche visivamente appare un po’ più matura, ma il presupposto fondamentale è che la Tiffa disegnata da Nishimura è piuttosto difficile da riprodurre. Quindi, pur sentendomi in colpa nei confronti di chi amava la Tiffa della serie TV, ho deciso di disegnarla con il mio tocco personale.
Anche il nuovo abito l’ho disegnato io, e mi sono sentito sollevato quando Nishimura mi ha detto, "Non è niente male, sai?".

Tiffa mi dà l’impressione di essere un’eroina un po’ speciale all’interno della serie Gundam. C’è qualche aspetto che la rende particolarmente impegnativa da disegnare?
Tokita:
A volte faccio fatica a disegnare personaggi come i bei ragazzi o le belle ragazze, il che mi mette sempre un pò a disagio. Ogni lettore ha la propria immagine di questi personaggi e non vorrei rovinarla, ma anch’io ho una mia “immagine di Tiffa” e cerco di disegnarla basandomi su quella.
Anche al di fuori della serie Gundam, è davvero raro trovare un personaggio femminile che riesca a conciliare così bene vivacità, forza d’animo e una discrezione che traspare da un certo distacco. Considerando anche il design di Nishimura, penso che sia davvero l’eroina più forte in assoluto.

A distanza di 30 anni dalla messa in onda, quali sono, secondo lei, i punti di forza dell’opera “Gundam X”?
Tokita:
Il fatto che la trama sia coerente dall’inizio alla fine. Quando ho intervistato il regista Takamatsu in passato, mi ha detto che l’avevano realizzata un po’ alla buona, ma non sembra affatto così. Il fatto che la storia inizi con “C'era una volta una GUerra” e che un ragazzo normale come Garrod abbia cambiato il proprio destino senza dover fare affidamento sui Newtype: questa coerenza narrativa è un elemento di grande fascino.
Dal punto di vista di “Gundam”, sarebbe stato più facile sviluppare una trama in cui Garrod si fosse risvegliato come Newtype, ma il bello sta proprio nel fatto che fino alla fine rimanga semplicemente un ragazzo normale che ha agito con determinazione.
Beh, Garrod è Garrod, e fa cose piuttosto fuori dal comune 😄 Ciononostante, penso che sia raffigurato come un ragazzo come tanti, e ci si sente come se si stesse correndo in quel mondo insieme a lui e ai suoi compagni. Anche il ruolo di Tiffa, che gli sta accanto, è davvero perfetto.

Come è stato deciso il titolo per la nuova serie “Gundam X FLASH”?
Tokita:
L’intenzione era quella di fare del “Flash System”, apparso anche nell’anime, un elemento centrale della storia. L’ho scoperto per caso, ma mi è sembrato perfetto che, durante la fase preparatoria di Gundam X, il nome temporaneo fosse proprio “Flash Gundam”. Il termine “Flash” avrà un ruolo importante anche nello sviluppo futuro della trama, quindi vi prego di tenerlo a mente.

Che tipo di lavoro sarà?
Tokita:
In sostanza, lo considererò come il seguito dell’episodio NEXT PROLOGUE e lo realizzerò con l’intento di farne un Gundam X NEXT. Inizialmente avrei dovuto ricevere la trama dal signor Kawasaki, ma poiché ciò non è stato possibile, ho deciso di prendere il testimone e di portarla a termine con cura.
Pertanto, piuttosto che considerarlo il sequel della serie TV, credo sia meglio che la consideriate come un sequel del manga di Gundam X. Potrebbe non corrispondere a ciò che i fan si aspettano, ma si tratta del “sequel Gundam X che ho nel cuore dopo 30 anni trascorsi con questa serie”, ed è anche un mio capriccio da autore: voglio raccontarlo in un modo che mi soddisfi pienamente. Spero che mi seguiate con questo spirito.

Quello che mi ha dato più filo da torcere è stato il Liberty Astray

Immagino che finora lei abbia disegnato un numero incalcolabile di Mobile Suit, ma c’è qualche modello che le ha dato particolare filo da torcere dal punto di vista del design?
Tokita:
È stato il Liberty Astray di SEED FREEDOM ASTRAY. Il design, pensato per la commercializzazione, è affascinante, ma è davvero troppo ricco di linee e complesso: non è certo un mecha da disegnare in un manga 😄
Un altro che mi viene in mente è la parte posteriore del Turn X di ∀ Gundam. Durante l'adattamento manga ho disegnato una scena in cui saltava con le lacrime agli occhi, ma poi, guardando la trasmissione, ho visto che veniva distrutto ben prima della battaglia finale. Ho pensato, “Che delusione!” 😄
Al contrario, i mecha di Kunio Okawara sono in genere facili da disegnare, o meglio, mi si addicono perfettamente. Quando li disegno e penso “Manca qualcosa”, spesso manca davvero qualche parte. Credo che, avendo iniziato proprio con i mecha di Okawara, mi siano entrati nel sangue, ma penso anche che sia perché lui stesso li disegna in modo che la struttura sia facilmente comprensibile, pensando già alla loro realizzazione tridimensionale.

I mecha disegnati dal professor Tokita hanno uno stile molto coerente e danno l’impressione di non perdere mai la loro integrità. Qual è il suo segreto?
Tokita:
Quando ho iniziato a lavorare sulla serie G Gundam, il mio obiettivo era quello di “dare vita alle illustrazioni delle confezioni dei Gunpla all’interno del manga”. Volevo che, anche solo guardandolo, i bambini pensassero, “Che figata!”.
Inoltre, poiché tendo a bloccarmi un po’ se penso troppo a “questo è un mecha”, cerco consapevolmente di presentare i Mobile Suit come personaggi e di farli recitare. A volte mi viene detto che nei miei manga “non sembrano mecha”, ma è proprio perché li faccio agire come personaggi.
Inoltre, per quanto riguarda l’opera attuale, penso che il merito sia di Machida, che si occupa della rifinitura dei mecha.

Ci sono aspetti particolari a cui presta attenzione o su cui si concentra quando lavora ai manga di Gundam?
Tokita:
A seconda dell’epoca, il mio punto di equilibrio come fumettista è cambiato, ma ora, dopo aver fatto un giro completo, sono tornato alla convinzione che "la capacità di comunicare sia davvero importante". Dopotutto, per quanto un’idea possa essere chiara, se non arriva al lettore non ha alcun senso, quindi credo che la priorità assoluta sia "fare in modo che ciò che voglio comunicare venga recepito".
È una cosa che ripeto da sempre, ma uno dei miei obiettivi come fumettista è quello di creare opere “ampie e profonde”. Sarebbe fantastico riuscire a realizzare un racconto che possa essere letto e apprezzato da chiunque senza difficoltà, ma che, man mano che lo si approfondisce, faccia pensare, “È davvero profondo” o “Vorrei saperne di più”.

Lei ha disegnato davvero tantissime opere di Gundam, ma guardando indietro, ce n'è qualcuna che ha rappresentato una svolta importante?
Tokita:
Se lo dico proprio in questo momento potrebbe sembrare un po’ forzato 😄 ma credo che Gundam X sia stato davvero importante per me.
Forse non è evidente, ma durante la realizzazione di G e W c’era una parte di me che si tratteneva un po’, mentre con X ho finalmente avuto la sensazione di aver trovato il giusto equilibrio con Gundam, capendo che “potevo spingermi fino a quel punto”. Credo che sia stato proprio grazie a quell’esperienza che sono riuscito a disegnare G-UNIT.

Quali fattori hanno influito su questo aspetto?
Tokita:
Come tendenza generale, i disegni di Nishimura sono molto flessibili e offrono un’ampia libertà. Ad esempio, nel caso di Heero, se si modifica il design originale si ottiene un personaggio completamente diverso, mentre Garrod e Jamil rimangono riconoscibili anche se si modifica in una certa misura lo stile. Solo Tiffa è un caso a parte, ed è un po’ più complicata 😄 Credo che proprio grazie a questa ampia tolleranza stilistica sia riuscito a crearmi una sorta di spazio creativo tutto mio.

Per lei, signor Tokita, che cosa rappresenta la serie “Gundam”?
Tokita:
Se ci rifletto bene, è difficile da spiegare. Sono stato davvero sostenuto da Gundam e, grazie a questo, ho potuto continuare a lavorare come fumettista per circa 40 anni; sono assolutamente convinto che “senza Gundam, il Kouichi Tokita di oggi non esisterebbe”. Ho visto Gundam per la prima volta quando ero al liceo, ma non avrei mai immaginato che avrebbe avuto un ruolo così profondo negli anni a venire.
Credo che Gundam sia una serie di grandi opere realizzate da numerosi creatori e che continuerà ad esistere ancora a lungo. Come persona che ne ha fatto parte, sarei felice se avessi potuto contribuire, anche solo in minima parte, ad ampliarne l’universo.

Mi sembra quasi che non ci sia stato un periodo in cui il maestro Tokita non abbia disegnato manga di Gundam; ha continuato a disegnarli senza sosta, vero?
Tokita:
Per fortuna ne ho disegnati davvero tantissimi. Tempo fa, il mio editore di riferimento, il signor Morita, aveva tirato fuori l’argomento “Puntiamo ai 100 volumi”, e ora forse ci siamo già arrivati.
Non è che abbia dichiarato di voler disegnare solo Gundam, ma alla fine è andata così. A questo punto, penso che “il mangaka Kouichi Tokita” possa tranquillamente ammettere questo sodalizio.

Per concludere, rivolga un messaggio ai lettori che attendono con impazienza “Gundam X FLASH”.
Tokita:
Ci sarebbero tantissime cose da dire, ma l’obiettivo principale è quello di realizzare un’opera di cui io stesso sia pienamente soddisfatto. Sto valutando diverse idee e, dato che appariranno nuovi personaggi e nuovi mecha, vi invito a seguirla con interesse. Sarei felice se non solo i fan di Gundam X, ma anche gli appassionati di altre serie di Gundam la leggessero come una nuova opera del franchise.
Per un po’ mi dedicherò completamente a questo progetto, quindi conto sul vostro sostegno!

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