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La Grande Avventura di Gundam in Italia

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Parlare di Gundam in Italia significa intraprendere un viaggio affascinante ed avventuroso tra le mille sfaccettature della passione per l'animazione giapponese nel nostro paese e tutto il baraccone pop che si è trascinato dietro.
Si tratta di passeggiare lungo una sorta di sfida filologica tra pubblicazioni ormai scomparse, girelle, cosplayer della prima e dell'ultima ora, ma anche pirati del web, fonti di ispirazione estere e stracciacazzi assortiti. Il mio è un resoconto semplice, improntato sulla suggestione di molti aspetti che non ho potuto sperimentare dal vivo, ma che sono stata in grado di vivere e rivivere grazie a questa strana ricerca.


Dettaglio di una delle copertine di "Cartoni in Tivù" dedicata a Gundam. Anno 1981.

La storia di Gundam in Italia iniziava il 9 febbraio del 1980, con la trasmissione della serie TV su TeleMonteCarlo. La prima in assoluto nel mondo dopo quella giapponese.
La faccenda è circondata da sempre da leggende metropolitane, la più insistente tra le quali risulta essere quella della chiusura dei rubinetti gundamici in Italia da parte della Sunrise a causa della trasmissione in TV senza l'acquisizione di diritti. In realtà la transazione fu effettuata con successo grazie all'intermediazione tra Olympus e Video International Distributors, che curò l'adattamento italiano. Allo stesso tempo la Ceppi Ratti importava, sempre con licenza Sunrise, i giocattoli in metallo diecast firmati Clover. Anche questi giocattoli non sono affatto "tarocchi cinesi" come sento dire dai collezionisti della domenica, ma prodotti legittimamente destinati al mercato estero.

Gli anime furono un successo nonostante la denigrazione piuttosto costante degli intellettualoidi del tempo, e fiorì una letteratura a fumetti parallela coadiuvata dalle emittenti televisive, spronate ad aumentare i guadagni grazie al nuovo fenomeno; un esempio è TV Junior, edito dalla RAI, o La Banda, primo degli albi a fumetti della Edizioni TV Milano sotto la direzione di Gianni Eusebio.
Si trattava di raccolte di fumetti originali prodotti da artisti italiani perlopiù anonimi, che creavano a cadenza serratissima episodi che nulla avevano a che fare con ciò che si vedeva sullo schermo, nel tentativo di proporre un approfondimento episodico sugli eroi più popolari; le riviste erano arricchite inoltre da adesivi, poster, cartoline o carte da gioco in maniera non dissimile dai suoi corrispettivi giapponesi.
Sotto l'egida di testate come Cartoni in Tivù o Noi Supereroi, tanti ed assolutamente dimenticabili furono anche i contributi dedicati a Gundam.


Un fumetto di "Gundam" su "Noi Supereroi".

A riguardarli ora con l'occhio del saggista però, è innegabile il fascino di queste produzioni "ufficialmente amatoriali" (anche qui, infatti, abbondano copyright e trademarks riferiti a Nippon Sunrise, Sot(s)u Agency o ad una fantomatica Hiro Media Associates), nonostante l'orribile realizzazione.
Quello che colpisce, è la disinvoltura con cui trame e personaggi venivano praticamente riscritti per renderli più "omogenei" ai contenuti dei robottoni degli anni '70: quindi si perde il discorso sulla produzione di massa dei mecha, sull'inquadramento militare, sulla suggestione dell'eplorazione spaziale: "Shia" e i "Gabi" sono sempre pronti ad intralciare Gundam e "Peter Rey" in prima persona, mentre "Ion" è un vero e proprio pianeta e non una colonia spaziale. Produzioni prettamente dedicate ai bambini in prima età scolare insomma, ma non prive di qualche suggestione scientifica: si parla di esercitazioni per il rifornimento in volo di moduli di salvataggio, di raggi magnetici anti-gravitazionali, di missili fotonici teleguidati ed altra fuffa che però nella mente di un bambino sviluppava stimoli sfiziosi di natura genuinamente fantascientifica. Paragonate il tenore di queste storie, seppur sconclusionate, a quello dei suoi corrispettivi giapponesi editi da Asahi Sonorama o Hikari no Kuni... Non c'è veramente paragone.

Altro aspetto fondamentale per la fruizione dei cartoni giapponesi in Italia, rimaneggiata in chiave prettamente nostrana, riguarda quello delle sigle.
Per quanto imbarazzante, la sigla di Gundam, cantata da Mario Balducci sotto le mentite spoglie di Peter Rei, scritta da Adriano Lo Vecchio su arrangiamento musicale di Detto Mariano, preparava i giovani spettatori dell'epoca ad entrare in un mondo fantastico ed avventuroso, sulle note di un ritmo avvolgente che creava ora la suspance davanti una minaccia, ora divertiva in compagnia degli "amici nostri".
Anche a risentirla oggi, è impossibile non farsi trascinare dai toni perentori del ritornello, e non stupisce il revival di certe sonorità, identificate come vere e proprie colonne sonore di una generazione, anche nelle sue sfumature più ribelli ed iconoclaste.

Anche se Gundam in sè non ricevette mai enormi critiche infatti, lo shock culturale degli anime, per la prima volta in Italia sul calare degli anni '70, fu devastante. Un vero maremoto innescato da genitori, giornalisti, critici cinematografici ed addirittura politici, di cui ancora oggi subiamo gli tsunami, costellò la messa in onda degli anime più popolari.
Per una vera e propria reazione però, dovremo aspettare i primi anni '90 con la nascita della stampa specializzata ed il fiorire di fanzine e produzioni amatoriali.


Una selezione di fanzine italiane con articoli dedicati a Gundam. In primo piano un numero di "Mangazine". Queste pubblicazioni erano distribuite all'interno del circuito delle fumetterie in via amatoriale.

Queste riviste nacquero infatti da veri e propri divulgatori dell'animazione nipponica dell'epoca con l'intento di fornire agli appassionati non più meri rigurgitini pubblicitari o marchette alle emittenti televisive, ma informazioni, approfondimenti e tutto ciò che finora era mancato ai giovani italiani, insomma.
Pionieri in questo senso, i memorabili Kappa Boys, nelle individualità di Andrea Baricordi, Massimiliano De Giovanni, Andrea Pietroni e Barbara Rossi.
Sul calare degli anni '80 fondarono la fanzine Mangazine, che oltre ad approfondimenti ed articoli, promuoveva la divulgazione di manga ed animazione giapponese tra le case editrici nostrane. La prima ad essere attratta dalle aspettative di allargare il mercato fumettistico agli "eroi giapponesi" visti in TV fu la Granata Press, con cui la fanzine Mangazine si tramutò in originale rivista contenitore esordendo ufficialmente nell'Aprile del 1991, vantando adattamenti di manga giapponesi sulle traduzioni dell'americana Viz Communications.

Gli anni '90 sono un periodo tanto florido quanto confuso, ma è ormai palese quello speciale "non so che" che da un decennio caratterizza il rapporto di Gundam col nostro paese.
In questo periodo infatti, arrivavano nei negozi i primi gunpla, anche se privi di un distributore ufficiale su territorio nazionale. Contrariamente al mercato americano infatti, dove i gunpla furono introdotti con la trasmissione di Gundam Wing nel 2000 attraverso le pubblicità più coatte di sempre dalla Bandai stessa, in Italia già dai primi anni '90 si potevano trovare in vendita in fumetterie e negozi di hobby, importati dalle misteriose lande giapponesi per vie allora a noi sconosciute ed a prezzi allora esorbitanti.


Uno dei primi HG importati in Italia negli anni '90. Misteriosi e preziosi cimeli esposti sugli scaffali delle fumetterie come reliquie, avevano prezzi proibitivi ma fascino infinito.
La Cosmic Group ne acquisterà i diritti per la distribuzione in Italia solo in tempi recenti.

La Granata Press nel frattempo, forte di una collaborazione con la Sunrise stessa, che un anno dopo rilascerà un'intervista al fulmicotone su Mangazine per voce del suo responsabile dell'estero, Kiyoshi Takashi, pubblicava nell'Agosto 1991 Mobile Suit Gundam Illustration World, il primo artbook gundamico ufficialmente importato ed adattato in Italia, seppur con testi inglesi, ricco di un'introduzione in italiano di Eiji Yamaura, l'allora presidente dello studio di animazione e tra gli originali creatori di Gundam.


I ringraziamenti e le anticipazioni di Eiji Yamaura su "Mobile Suit Gundam Illustration World". L'albo fu distribuito contemporaneamente in Europa dall'italiana Granata Press ed in Nordamerica dalla Books Nippan.

Tra distribuzione ufficiale e non, ritroviamo nuovamente protagonista il Gianni Eusebio delle pubblicazioni degli anni '80, che torna con una rivista patinata sempre a tema animazione, con focus su doppiaggio, cultura giapponese, recensioni e tanta, tanta pubblicità: Japan Magazine esordisce il Giugno 1991, e l'anno successivo sulle sue pagine (rinominate Super Japan Magazine) trovava regolarmente spazio per la prima volta un prodotto originale giapponese dedicato a Gundam, l'anime-comic di Gundam F91.


L'anime-comic di "Gundam F91" su "Japan Magazine".

Gli anime-comic sono produzioni piuttosto popolari, la cui peculiarità è l'avere fotogrammi originali dell'animazione "allestiti" sulla pagina in un tipico layout da manga, creando uno sfizioso mix di generi e media.
Di grande impatto visivo, il pregio di questa pubblicazione fu soprattutto quello di aver portato in Italia un prodotto gundamico "recente", seppur con un adattamento e dinamiche decisamente discutibili.
Japan Magazine concluderà la pubblicazione di F91 nell'Ottobre 1993, mantenendola regolarmente a cadenza mensile.

Nell'estate del 1992 intanto, i nostri Kappa si erano trasferiti alla Star Comics, anch'essa interessata alla pubblicazione di manga ma sprovveduta sull'argomento, fondando l'indimenticata Kappa Magazine.
Dall'Ottobre 1993 su questa nuova rubrica contenitore, farcita di manga e articoli di approfondimento originali, sbarca per la prima volta un manga originale gundamico; si tratta della trasposizione di Gundam 0080 di Shigeto Ikehara, seguita dall'adattamento di Gundam F91 firmato da Daisuke Inoue. Si tratta di lavori semplicistici ed un pò infantili, ma che hanno il pregio di fare da cartina di tornasole per il pubblico italiano, che tutto sommato sembra gradire.

In un periodo di fervida creatività editoriale la Star Comics apriva una nuova rivista raccoglitore dedicata ai videogames, GAME OVER, che contribuirà a far sbarcare in Italia la prima serie gundamica ambientata in un Universo Alternativo all'Universal Century storico: parliamo dell'adattamento di G Gundam curato da Kouichi Tokita. Siamo nel Marzo 1998.


Approfondimenti su "GAME OVER" dedicati a "G Gundam".

I fascicoli avevano il nobile intento di avvicinare i fan dei videogiochi ai manga con storie basate sui titoli più popolari.
L'originale progetto si rivelerà però una meteora e chiuderà i battenti un anno dopo, con un frettoloso "numero speciale" che fortunatamente metterà fine dignitosamente all'avventura editoriale di Domon.

Nel frattempo anche la Planet Manga, succursale giappofila della neonata Panini Comics, decideva di scommettere anch'essa sul Mobile Suit bianco, iniziando la pubblicazione di Mobile Suit Gundam 0079 di Kazuhisa Kondo, tra gli autori più coriacei dell'Universal Century.
Siamo nell'Ottobre 2000.

Le lire stavano per essere soppiantate dall'euro, venivano messi in vendita i primi cellulari e nelle case iniziava ad arrivare internet a velocità decenti.
I confini degli appassionati si allargavano oltre le mura nazionali, ma sempre in questi anni sarebbe tornato in maniera completamente inaspettata Gundam in televisione, riportandoli davanti lo schermo.
Era il 18 Settembre 2001 e su Italia 1 veniva trasmesso Gundam Wing.


Davide Castellazzi, altro pioniere del gundamico in Italia, dalla sua rubrica "Telex dalla Federazione" pubblicata su "Gundam 0079", annunciava l'acquisizione dei diritti per la trasmissione di "Gundam Wing" da parte di Mediaset. Era l'estate del 2001.

La trasmissione in Italia di Wing fu una brutta storia. Mentre da un lato infatti, i ragazzi ed i bambini dell'epoca impazzivano per questa serie "ibrida" che raccoglieva in un unico titolo le suggestioni mitico-sentai di Saint Seiya, il realismo militare ed i robottoni di nagaiana memoria in una ricetta dai sapori inediti, dall'altra emittenti televisive e case editrici sminuirono l'originalità del prodotto presentandolo in una connessione più stretta del dovuto alla serie del 1979 nella speranza, mai sopita, di fare big money attirando anche il pubblico dei nostalgici, adesso adulti e con stipendi da spendere. Di fatto però, scatenarono un colpo di frusta emotivo non indifferente negli spettatori e negli appassionati della generazione precedente, che di conseguenza si estraniarono completamente dal nuovo prodotto, ed addirittura dall'evenienza che ci fosse "un Gundam" altro da quello dei loro ricordi: fu un imprinting negativo devastante da addebitare completamente all'ingordigia dei distributori e la loro incompetenza nel maneggiare un prodotto che di fatto ignoravano. Questo si dimostrerà un difetto prettamente italiano anche in tempi recenti.


Ben si pensa di aprire gli approfondimenti a fine volume sul primo numero di "Gundam Wing" con una marchetta a "Gundam 0079", pubblicato parallelamente sempre da Planet Manga, sminuendone di fatto l'universo.

Nonostante questo però, le sinergie che in questi anni d'oro connetterono la Sunrise agli interlocutori italiani furono un esempio quasi commovente della buona fede che animò la ditta giapponese nell'offrire all'occidente il suo prodotto di punta, ed i risultati si videro, anche se di fatto meno strabilianti delle previsioni.
La Panini si arroccava sulle pubblicazioni di Wing regalandoci capitoli indimenticabili, come la pubblicazione della side-story G-Unit di Kouichi Tokita, ed arrivando a pubblicare i memorabili Gundam Crossover Notebook di Kondo nel 2002; la GIG subentrò nella distribuzione dei giocattoli e sugli scaffali dei negozi specializzati come nei supermercati iniziarono a fioccare i bellissimi MSIA giapponesi re-inscatolati per il mercato occidentale, oltre ai figurini dei personaggi originali per il mercato estero-- E non solo di Wing, ma anche della serie storica, e di serie in realtà mai arrivate in Italia se non nei superficiali adattamenti manga della Star Comics negli anni '90, come Gundam 0080 e Gundam 0083.


Le "rivelazioni" sulla cronologia gundamica "altra" sulle scatole delle action figure della GIG.

Gli ingredienti c'erano tutti, e finalmente sembrava il momento giusto per far tornare il Gundam storico in TV, ma stavolta con un adattamento decente. La seconda venuta di Gundam in Italia fu accompagnata dalla supervisione di Tomino stesso, oltre che dal passaggio di consegne alla d/visual e alla Mediaset.
Era il 24 Agosto 2004, e Gundam veniva trasmesso su Italia 1 nella sua versione "fedele all'originale".

La trasmissione fu seguita a raffica da pubblicazioni vecchie e nuove, ma tra i colpacci più sostanziosi va ricordato Gundam THE ORIGIN (in Italia burinamente tradotto in "Gundam Le Origini") di Yoshikazu Yasuhiko, con cui la Star Comics esordisce finalmente "per bene" nell'editoria gundamica il 1° Ottobre 2004.

Con l'arrivo del nuovo millennio, oltre ad un restyling del passato, un'altra fu la novità introdotta nel mondo gundamico, ovvero il cosplay.
In realtà il cosplay era una pratica ben nota da tempo che risale alle prime convention americane dedicate alla fantascienza: nel 1939 Forrest J. Ackerman e Myrtle "Morojo" Douglas, due personaggioni dell'ambiente Sci-Fi statunitense, esordirono alla World Science Fiction Convention nella loro masquerade dei personaggi del film Things to Come ("La Vita Futura", in italiano), creando di fatto un nuovo approccio al proprio hobby. Stronzate quindi, quando vi dicono che il cosplay è un fenomeno originariamente giapponese. Di "originariamente giapponese" c'è solo il termine, coniato da Nobuyuki Takahashi, proprio in visita ad un'edizione del 1984 della "WorldCon", con cui cercò di descrivere il fenomeno, già instaurato, ai suoi lettori sulla rivista My Anime.
Questa introduzione sta qui a dirvi proprio che prima di gattine e lolite, il vero fulcro del fenomeno cosplay è da ricercare nel mondo della fantascienza, ed è quindi più prossimo ad una serie come Gundam che non alle maid idol che impazzano oggigiorno.
Naturalmente "cosplayers" di Gundam esistevano già prima degli anni 2000, ma in questo periodo era possibile scontrarsi in fiera con decine di Lacus, Athrun o Kira, i protagonisti di Gundam SEED...Ancora, una serie non arrivata sugli schermi italiani. Ma come? E qui ci allacciamo ad un punto focale di questo nuovo millennio, già accennato più su, ovvero l'arrivo di Internet, o più specificatamente, dell'ADSL nelle case italiane, che finalmente rendeva plausibile il tentativo di scaricare un anime inedito da internet.


Un gruppo di cosplayers di "Gundam SEED" a Lucca, anno 2009.
Crediti per la foto originale: Shirin-chan @ DeviantART.

Il web ed il cosplay appaiono più interconnessi di quanto sembra, così come tutte le sfaccettature di un universo che non ci era ancora molto chiaro.
Finalmente i fan italiani potevano curiosare sugli incomprensibili siti web giapponesi, potevano frequentare forum e "chan" stranieri ampliando la gamma di stimoli e sfiziosità che prima erano irraggiungibili o limitati nelle fonti.
Purtroppo internet dà e internet toglie, quindi se da un lato gli appassionati poterono godere di informazioni di prima mano, dall'altra si segnava il declino dell'editoria italiana, incapace di affrontare il nuovo rivale in un campo originariamente dominato in prima battuta: già nel 1996 aveva chiuso i battenti la Granata Press, tra i pionieri dell'introduzione dei manga in Italia; a partire dal 1999 la Star Comics comincerà a chiudere le sue riviste contenitore, a partire da GAME OVER, fino al 2006, in cui chiuderà i battenti anche l'ammiraglia Kappa Magazine.
Un cruccio, ma anche con i suoi lati positivi: in questo modo ci si concentrava sulla pubblicazione dei volumi dei manga veri e propri, che finalmente venivano rilasciati nei loro formati originali da tankoubon.
Il primo manga gundamico a godere di un adattamento fedelissimo all'originale, con tanto di inserti a colori fu Gundam Wing: Ground Zero (in Italia, "Gundam Wing Special") di Reku Fuyunagi, edito nel Luglio 2002 da Planet Manga. Fu seguito dal cicciottissimo Gundam W: Episode Zero di Akira Kanbe su soggetto di Sumisawa in persona, nel Marzo 2003.

Tornando al bello del web e riallacciandoci al fenomeno dei cosplayers, che in qualche modo riuscirono a scoprire nuovi personaggi e nuovi universi gundamici proprio grazie a loro, in questo periodo nasceva il primo gruppo di fansub italiani specificatamente dedicato a Gundam: parliamo degli Starsubber e del loro esordio nel 2001.
Nonostante la denigrazione del lavoro di fansubbers e scanlators da parte degli addetti ai lavori e di una fetta dei fan, non è difficile vederli come una sorta di pionieri del fandom, degli Indiana Jones dell'animazione alla ricerca ed offerta al mondo di tesori inestimabili, soprattutto in quegli anni. Guardare le serie sottotitolate magari distribuite negli orridi file di Real Video o leggere i manga con il tremendo font Comic, dava quel piacere che poco aveva a che fare col "proibito" di svezzare la pirateria, ma che si dimostrava compatibile solo con la soddisfazione di aver lungamente penato prima di poter godere dei frutti di una faticosa ricerca, frutti altrimenti inaccessibili.

Gundam si rivelava qualcosa di estremamente popolare ma al tempo stesso incredibilmente di nicchia, qualcosa che non piace a tutti ma che quando piace focalizza tutta l'attenzione dei suoi appassionati. Un pò come in Giappone, in pratica.
Ma mentre in Giappone era tutto più ovvio e facile, in Italia tutto si rivelava una battaglia continua, e si guardava con fascino e mistero alle scansioni delle riviste giapponesi, agli stralci di interviste mal tradotte sui forum americani, alle foto che arrivano riguardo mostre, locali o riviste dedicate esclusivamente a Gundam.
Si progettavano viaggi, si cercavano cartine, si sbavava sui report dei blog degli "eletti" che avevano potuto effettuare questo pellegrinaggio, e riportavano storie di gunpla a prezzi stracciati e gadgettaglia tra la più imbarazzante.
Iniziavano a nascere i primi siti di informazione, i primi blog dedicati, i primi fanclub.
Persino la Sunrise si apriva al web, ed inaugurava il portale ufficiale dedicato a Gundam, Gundam.info, il 10 Luglio 2007.

In Giappone ergevano ad Odaiba un Gundam in scala reale in pianta stabile, mentre da noi la Dynit, nata dalle ceneri della d/visual, iniziava ad importare prodotti gundamici con più regolarità, arrivando a diffondere, in alcuni casi in contemporanea con il Giappone, una nuova hit, Gundam UC. Era il Febbraio 2012 quando venne rilasciato il primo DVD, seguito da proiezioni e concerti dal vivo a Lucca Comics negli anni a seguire, e per un pò ai fan di Gundam sembrava di essere non tanto in Giappone, ma se non altro in paradiso... Ma il botto si avrà nel Luglio 2015, quando il primo film dell'epopea animata di Gundam THE ORIGIN sbarcherà nei cinema italiani con un evento promosso dalla distribuzione di Nexo Digital.


Dettaglio della locandina cinematografica di "Gundam THE ORIGIN".

Qualche mese dopo, un'altra chicca: esordiva su VVVVID.it, la prima web TV italiana con funzionalità social inaugurata nel 2014, una ricca sezione dedicata allo streaming legale di Gundam, visionabile gratuitamente.
Il colpo grosso fu nella distribuzione, quasi in contemporanea col Giappone, dello streaming della nuovissima serie gundamica Gundam Iron-blooded Orphans con sottotitolazione italiana curata da Dynit. Per chi Gundam lo aveva conosciuto e seguito grazie a fansub e video in streaming fu una sorta di indulto dei peccati del passato, ma anche una porta che si spalancava ingenuamente su milioni di possibilità ...Per qualche anno ci sembrò di essere quasi lì, nel Sol Levante, ma purtroppo Gundam continuava a rivelarsi una serie di nicchia ed i suoi fan poco collaborativi. Col flop di Gundam THUNDERBOLT: December Sky al cinema nel Maggio 2017 dopo l'altisonante visita promozionale di Tomino e Ogata al Romics dello stesso anno, sia VVVVID.it che Dynit sembravano vedere poche prospettive per la saga ed una sua più capillare distribuzione, mentre il mercato cartaceo si mostrava più caritevole, con ben quattro serie in contemporanea allora pubblicate dalle maggiori case editrici italiane.



Una pupazzona alla sessione di autografi con Tomino al Romics di Aprile del 2017.

Chiudo l'articolo con un pensiero su cosa ci aspetti nei prossimi anni nel nostro paese dal punto di vista gundamico.
Considerando che a quanto pare l'economia è un'opinione e l'interesse per Gundam da noi è per lo più un affetto legato alla nostalgia (e lo è per i "girellari" come per i ragazzi cresciuti guardando Wing un decennio fa) più che alla curiosità, personalmente la vedo nera. Di certo mentre la situazione editoriale sembra più che altro trascinarsi sul groppone serie meravigliose in attesa che terminino, che nel caso di Gundam 0083 REBELLION o Gundam Unicorn Bande Desinée possiamo gustarci addirittura in esclusiva rispetto gli altri paesi occidentali, e quella della distribuzione animata agonizzare aspettando una serie gundamica che eguagli gli ascolti de L'Attacco dei Giganti o Sword Art Online, l'unico campo florido sembra essere quello dei gunpla, che sforna mostri (in tutti i sensi) a getto praticamente continuo... L'amarezza è più che altro quella di veder ridimensionato il ruolo della propria passione in una dinamica onestamente vitale e divertente, e ci si chiede se tutto sommato non sarebbe meglio dedicarsi ad altro... Ma poi a volte mi chiedo quanti altri paesi possono vantare una storia gundamica così variegata come la nostra, e se forse quest'avventura non sembri così appassionante proprio perchè in realtà travagliata e sofferta, proprio come le vicissitudini di tanti dei personaggi più amati di Gundam.


Ulteriori approfondimenti:
Gundam Made in Italy @ Gundam Newsletter;
Alle Origini del Cosplay @ Fumettologica

Ringraziamenti:
Andrea "Cronos", soprattutto per molte delle foto in questo articolo ed i vividi racconti;
I ragazzi di GIAFFY SUL WEB (soprattutto Susanna!);
Fabio "Bright" e Riccardo "Ry"

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