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Report della Mostra "ROBOTIZZATI - Esperimenti di Moda"

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Ieri ho approfittato di una serie di fortunate coincidenze per fare un salto al WEGIL per visitare questa mostra molto particolare, in cui l'amore per i mecha e la fantascienza trova un fortunato sodalizio nel mondo della moda.
L'esposizione, curata da Stefano Dominella, vede la partecipazione del collezionista Roberto Pesucci attraverso l'esposizione dei suoi chogokin (e non solo), e l'esibizione di un "Gundam" in scala importante stampato in 3D dal grafico Silvio Tassinari.

Ma introduciamo la mostra utilizzando proprio una frase della sua presentazione che mi ha molto colpito, "Nessuno si veste per coprirsi, ma per apparire o nascondersi."
Si pigia infatti sull'immagine del mecha come simulacro, divino o demoniaco, del suo pilota, un vero e proprio "abito" che ne rinforza la simbologia di "replica tattica ideale dell'uomo in continua difesa", come suggerisce Bonizza Giordani Aragno nel suo eccellente approfondimento.

Ma certo "ridurre" un intero stile all'esuberanza pop giapponese sarebbe criminale, quindi ecco le doverose citazioni a André Courréges, che già prima dell'allunaggio, nel 1964, presentava la collezione "Space Age", o ad una Barbarella che nel 1968 vestiva Paco Rabanne.
E sì, sì, c'è il tempo di citare i fratelli Capek, Jules Vernes, Armstrong e addirittura il Gundam mobile di Yokohama.

Fulcro della mostra il patchwork visivo del documentario "ROBOTIZZATI", il cui audio riempie il primo piano della suggestiva location (VI PREGO FATE PIU' MOSTRE ED EVENTI NEGLI EDIFICI RAZIONALISTI) facendo, immagino involontariamente, da colonna sonora e commento ai capi in esposizione.
Lo schermo è un caleidoscopio in cui si alternano passerelle, futuristiche pubblicità di maison, sigle di anime e riprese di robot in movimento, dalle creature dell'avanguardia artistica alla manovalanza giapponese di Yokohama.

In questo potpourri di materiali e forme, trova la sua dimensione anche il ludico nel suo accento più tecnologico, come i "folding pets" di Pellegrino Cucciniello, o le figure di Pesucci, che puntellano l'esposizione in un rimando di forme e colori--
--E viene da pensare se non siano proprio questi gli eredi più prossimi delle poupèe de mode di Luigi XIV di Borbone.

Per non parlare del suggestivo Freedom Gundam (qui definito come mero "Gundam") realizzato dalla FabFactory di Tassinari--
--Che mi ha preparato psicologicamente al modello in scala 1/1 che esordirà il prossimo anno a Shanghai.

La mostra dovrebbe essere divisa in tre sezioni, L'Allunaggio, che analizza il rapporto privilegiato tra Luna e fantasia umana, ravvivatasi dopo l'impresa di Armstrong, Sportswear, dove il fattore "rafforzante" della moda è inteso come una modifica al corpo umano in chiave robotica, e infine un caciarone Fantasia ovvero creatività allo stato puro, dove materiali vecchi e nuovi si mescolano ad icone pop in un continuo rimando di contraddizioni-- La leggibilità dell'esposizione in questo senso è molto vaga, senza indicazioni o contestualizzazioni scritte il visitatore si aggira un pò a caso facendo un certo sforzo a capire in che ambito inserie ciò che vede.
Di certo, tornando al nostro Gundam gli spunti di riflessione sono davvero tanti, a partire dal quel "Mobile Suit", "l'abito mobile" del titolo, all'idea della "tuta rafforzata" che "veste" il pilota trasformandolo in un qualcosa di "differente" da un semplice "essere umano", in un mix di meccanismo e anima.
C'è quindi questa necessità di obbedire a rigide regole tecnologiche, per garantire la durabilità di un tessuto o la sua vestibilità, per dire, e la voglia di sfogare e sperimentare, di andare oltre i limiti percettivi della figura umana-- E questo è valido anche per la ricerca scientifica, per il genere giapponese dei mecha, che ogni anno viene descritto sull'orlo del collasso dagli "esperti", quando invece ogni anno riesce a stupirci tirando fuori dal cilindro qualche nuova, fantastica assurdità.

In breve, una mostra piccola ma interessante, che più che dare risposte mostra suggestioni e dà spunti di riflessione, quindi per me può essere considerata già ottima.
L'ingresso costa 6 euro (sono disponibili riduzioni e gratuità che potete controllare sul sito), e sarà visitabile fino al 24 Gennaio, Coronello permettendo.

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