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Becoming Gundam

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L'idea di questo articolo trova le sue radici nella scorsa edizione di Lucca Comics, fomentata da tremila pippe mentali fornitemi dalla piccola ma intrigante mostra "Becoming Mecha" curata dai ragazzi di EVA IMPACT.
La mostra ritraeva foto di giocattoli storici dedicati alle serie robotiche più popolari, e se vogliamo caratterizzanti di un'epoca. Questo mi ha portato a riflettere sul desiderio dell'essere umano di ottenere un potenziamento, o un beneficio, nel suo tentativo di unirsi alla macchina, o meglio, nel nostro caso, al "mecha"; un ottimo esempio è da ritrovarsi in icone come Kotetsu Jeeg, col professor Shiba che salva Hiroshi da un incidente mortale trasformandolo nella componente principale di Jeeg, ed in tempi più recenti anche in Darling in the Franxxx, con Zero Two che sacrifica la sua felicità per affrontare la sua battaglia galattica sotto forma di Strelizia True Apus.
--E Gundam?
Nell'ultimo decennio anche il Demone Bianco ha giocato col rapporto tra Uomo e Macchina, arrivando a rappresentare il mecha come un vero e proprio idolo, se non feticcio, con conseguenze più o meno idilliache.
In questo breve articolo vi porterò ad esempio tre produzioni gundamiche in cui il pilota è riuscito a "diventare Gundam": Gundam OO (2010), Gundam Iron-blooded Orphans (2015) e Gundam NT (2018).

Un piccolo preambolo.
Che Gundam abbia dato vita al genere poi noto come "real robot" è un dato di fatto, ma definirlo un anime prettamente "real robot" secondo me è scorretto ed ingiusto. Lo possiamo affermare soprattutto dopo quarantanni in cui il Demone Bianco ha cambiato forma e specifiche, trasformandosi in una sorta di "simbolo".
A partire dagli anni '90 questa "mitologia" del Gundam diventa eclatante dando il via a serie innovative e sperimentali che donano al nostro mecha titolare quel "qualcosa in più" rispetto alla "semplice arma" della credenza popolare dei primi esordi-- Ma è con il nuovo millennio, con l'arrivo della sua prima decade, che questa influenza, già evidente negli Universi Alternativi, si trasferisce anche nell'Universal Century, dando vita al fenomeno Gundam UC.

Il 2010 è però per me l'anno della "rivoluzione" soprattutto grazie al lungometraggio conclusivo di Gundam OO, il contestatissimo A Wakening of the Trailblazer.
Ancora oggi considero mirabile il lavoro di innovazione, citazione e "restaurazione" del mito gundamico effettuato dalla serie TV diretta da Mizushima, il cui culmine è rappresentato al meglio da questo film.
L'avventura alla ricerca di Gundam di Setsuna inizia da bambino, quando grazie all'intervento dello 0 Gundam ottiene salva la vita. Con l'ingresso nei Celestial Being e l'inizio della sua "missione", Setsuna pronuncia la sua famosa frase "Io sono Gundam!", esemplificazione della volontà di voler trascendere la sua umanità e "trasformarsi" letteralmente nel mecha di cui è ai comandi, incarnare quel principio di libertà, salvezza e redenzione che ha sperimentato in prima persona.
Gli verrà fornita questa occasione proprio nel film (che proprio quest'anno compie i suoi primi dieci anni, e di cui avremo opportunità di parlare nei prossimi mesi), dove, grazie all'approfondimento sulle onde quantiche emesse dal cervello umano e amplificate dal Gundam, riuscirà a gettare un primo ponte verso i misteriori ELS, creando benefici per tutta l'umanità, rendendola di fatto "una forma di vita superiore" in grado di affrontare l'esplorazione spaziale.
In A wakening of the Trailblazer quindi il Gundam si rivela un "beneficio" per tutta l'umanità, pur rimanendo "il semplice strumento" degli esordi: nell'intenzione di Aeolia però, il Gundam non era una semplice macchina da guerra, ma un vero e proprio "amplificatore" cerebrale, uno strumento il cui fine ultimo è l'"evoluzione", non il mero "sconfiggere un nemico cattivo"--Trovo che in questo senso Mizushima sia riuscito ad interpretare al meglio il concept di "Gundam" in un contesto moderno e puramente fantascientifico.
E tra questa umanità, Setsuna si distingue perchè è a bordo di un Gundam, in un viaggio perpetuo tra gli universi, i futuri e l'aldilà.

Quest'immagine decisamente ottimistica del futuro sarà ridotta in brandelli nel 2015, dove il rapporto tra pilota e Gundam, e in generale uomo-mecha, si rivelerà un vero e proprio "patto col diavolo"-- E' l'anno in cui esordisce sulle TV giapponesi e sul nostro streaming online Gundam Iron-blooded Orphans.
Anche qui, Mikazuki vede il salire sul Gundam come un'opportunità per migliorare la sua condizione, ma col passare del tempo, ci sarà presto chiaro che il pegno che richiederà il Demone Bianco per l'aumento delle sue prestazioni, per il crollo di un tabù dopo l'altro, sarà l'umanità di Mika: un occhio, un braccio, una gamba-- Finchè nient'altro resterà al nostro "orfano" che giocarsi il suo futuro pur di rimanere a bordo del suo Gundam, unico "strumento" in grado di farlo sentire ancora utile, ancora vivo, ancora un "essere umano completo".
La condizione di Mikazuki a bordo del Gundam era molto simile a quella di un "Newtype" durante la Guerra di un Anno: un'invincibile macchina da guerra. Orphans insomma, è lì a ricordarci i limiti della tecnologia, e che spesso nel cambio uomo-macchina non è affatto detto che ci si guadagni qualcosa.
Bellissima in questo senso anche l'evoluzione "visiva" del Gundam, sempre meno simile a un "essere umano" e sempre più simile ad un "mostro": a fine serie Mika è un disabile, ma a bordo del suo Gundam non ha rivali-- Il Gundam non ha rivali. Lui è ormai ridotto alla sua batteria, ma continua a cavalcarlo, a nutrirlo, perchè ormai è conscio che quella bestia che gli ha strappato via tutto è l'unico tramite attraverso il quale può vedere, può camminare, può "sentirsi vivo".
In realtà, un assaggio di questo cinismo e queste tematiche drammatiche li avevamo avuti già qualche anno prima, nel manga Gundam Thunderbolt, dove il co-protagonista Daryl viene costretto ad un'esistenza simbiotica col suo Zaku, destinata a diventare un'ossessione nel corso degli anni... Ma mentre siamo abituati a vedere risvolti drammatici nelle vite dei piloti "nemici", sacrifici immani in nome della fedeltà o del senso del dovere che vengono pagati anche con la morte (è il caso di La Guerra in Tasca), raramente questi vengono versati a profusione sui protagonisti, sui piloti dei Gundam titolari, come avviene in Iron-blooded Orphans.

Visto che abbiamo già sforato nell'Universal Century, permettetemi un'altra piccola deviazione dagli Universi Alternativi.
Nella primavera 2018 la Sunrise annuncia il progetto "UC Next 100", una sorta di piano pluriennale dedicato alla contestualizzazione più marcata di Gundam UC nella timeline ufficiale in rapporto a Il Contrattacco di Char con suggestioni di F91-- Si tratta di un progetto ampio, che comprende film di animazione, manga e videogiochi.
Al suo interno, uno dei tasselli fondamentali viene suggerito in Gundam NT, proposto come sequel diretto di Gundam UC, alla ribalta nei cinema nipponici nel Novembre dello stesso anno.
In questa storia, vagamente basata sul romanzo, sempre di Harutoshi Fukui, Caccia alla Fenice, veniamo messi a conoscenza dei retroscena sul Gundam Phenex, e del destino di Rita, la sua test-pilot Newtype.
La storia di Rita, estremamente drammatica e dolorosa, esemplificatrice della condizione dei Newtype, presenta molte similitudini con Mikazuki di Iron-blooded Orphans: Rita non ha "scelta", può essere una "Newtype", può vivere, solo finchè dimostra la sua utilità sul campo di battaglia.
Come Mikazuki desidera muovere il suo corpo, Rita vuole "essere un uccello": poter volare libera nel cielo senza costrizioni, in una metafora di una libertà ambita e negata, in una drammatica sovrapposizione col suo Gundam Phenex che stringe il cuore.
La condizione di Rita alla fine è un pò a metà strada tra quella di Setsuna e Mika: come Setsuna diventa un "esemplare" che virtualmente esemplifica l'immortalità dell'anima con tutte le suggestioni sovrannaturali che questo comporta, è tuttavia costretta in uno scambio simbiotico col suo Gundam per poter "volare", diventando la "batteria" ma anche la "volontà" di uno strumento apparentemente indomabile, proprio come per Mikazuki.

In chiusura, cosa possiamo trarre da questi esempi? Cosa stanno cercando di dirci questi autori..? E che strada sta prendendo l'universo gundamico, in tutte le sue diramazioni?
Bisognerebbe chiederlo a loro, a dirla tutta, ma possiamo intuire questa elevazione del discorso esistenziale: se nel Gundam storico infatti la discussione verteva sulle scelte di vita, su come queste contrastino spesso con i veri desideri delle nuove generazioni, qui ci si sposta su un piano molto più complesso, che comprende un pò tutta l'umanità-- E la lega al discorso del progresso tecnologico, con i benefici e i danni che questo comporta.
E alla fine del discorso sta tutto lì: se nel voler "diventare Gundam" sia meglio restare più "umani" o più "mecha".

4 commenti:

  1. Agli esempi citati aggiungerei anche Daryl, il pilota di Zeon in Gundam Thunderbolt.
    Ciao e grazie per l’articolo.

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    1. Verissimo, Daryl è praticamente il "prototipo" di Mika :D
      È un ottimo esempio, peccato che non piloti un Gundam, altrimenti lo avrei inserito... Però una citazioncina se la merita senz'altro!

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  2. Valido articolo; unica pecca, secondo me, è che invece di Iron-blooded Orphans avreste dovuto usare il titolo giapponese, Tekketsu no Orphans per indicare la serie, che è maggiormente nota con tale dicitura

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    1. "Tekketsu no Orphans" è il titolo che uso nei tag, ma la serie internazionalmente è nota come "Iron-blooded Orphans" , anche nell'edizione con sottotitoli in Italiano rilasciata prima da VVVVID e in seguito su Gundam.info. Utilizzo insomma la dicitura più frequentemente usata in questa parte del pianeta :)

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