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Memorie di G Gundam - Contributo Speciale di Yasuhiro Imagawa

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Oggi si celebra il 30° anniversario della trasmissione giapponese di G Gundam, e quale modo migliore di ripercorrerne la nascita attraverso le parole di uno dei suoi creatori, ovvero il regista Yasuhiro Imagawa..?
Questo lungo, intenso racconto proviene dal secondo volume del Roman Album di G Gundam, rilasciato da Imagawa subito dopo l'uscita dell'ultimo episodio della serie televisiva, ed è con un certo orgoglio che ve lo presento oggi, in questa giornata particolare!


"L'alba del Gundam Fight...
E' iniziato un altro anno infausto..."


In retrospettiva, la storia di G Gundam è stata probabilmente innescata dalla battuta del capitano Bertino che ho citato qui sopra.
Sì, questa è la tipica forma di "regia genuina" (?生の演出) del mio G Gundam. E che cos'è questa "regia genuina"? La risposta è, molto semplicemente, la manifestazione di "Imagawa stesso" come si vede nel mio lavoro. Oppure, è un'"espressione alternativa" del mio stato d'animo in quel momento.
In altre parole, la totalità dei miei sentimenti riguardo il lavoro, i miei doveri e la mia vita privata fino a quel momento prendono inconsciamente forma nella pellicola.
Cosa significa dunque la frase di Bertino? Questa è da trovare nella risposta alla "domanda" che tutti avrete voluto farmi almeno una volta. E questa domanda è
"Ma perchè? Abbiamo davvero bisogno di un anime di Gundam che sembra un picchiaduro?"
Lasciate che vi risponda sinceramente.
A dirla tutta, all'inizio di G Gundam avevo i miei dubbi su questo progetto "Gundam da tutto il mondo che decidono chi sarà il numero 1 nelle arti marziali", e questa battuta di Bertino, "È iniziato un altro anno infausto..." è stata la prova inconfutabile delle mie sensazioni.
Naturalmente, non è che io stesso, come regista, stia rinnegando G Gundam, ora giunto al suo episodio finale.
Tuttavia, appartenendo alla generazione che ha seguito il primo Gundam quando andava ancora a scuola, non è che non abbia avuto alcuna remora.
Così, quando ho iniziato G Gundam ho pensato,
"Questo progetto non piace neanche a me! Ma volete davvero una roba simile?"
Questo mi ha fatto capire che nella mia psiche più profonda mi ero posto una domanda di cui non ero consapevole. La frase di Bertino è una manifestazione del mio inconscio. Ora, questa "regia genuina" è una cosa abbastanza seccante, perchè appare nel lavoro indipendente dalla mia volontà.
In pratica, si può dire che dirigere sia come proiettare le proprie esperienze di vita su una pellicola, quindi è naturale che si possano notare le proprie emozioni in questo modo.
Perchè, ad esempio, i Gundam Fighters erano così antipatici nelle prime fasi della serie? Le ragioni sono chiare solo ora, dopo questo episodio finale, ma è anche evidente che si tratta del culmine di un periodo di confusione nelle prime fasi dell'opera.

Un elemento che mi ha particolarmente confuso fu una condizione richiesta per la regia della serie,
"Quest'opera non ha bisogno di essere diretta da Imagawa. Deve essere un'opera che non abbia lo stile di Imagawa".
Questa "negazione dell'individualità del regista" equivale, per dirla senza mezzi termini, alla negazione della ragione d'essere del regista.
E' senza dubbio la causa della battuta di Bertino. Perché per l'intero anno della trasmissione dovrò rinnegare me stesso e la mia regia.
Ma che senso avrebbe avuto un lavoro del genere?
Era anche una richiesta incomprensibile, almeno per chi, come me, è un freelance, dove il mio lavoro in quanto riconoscibile come mio è in vendita.
Negarmi il mio modo di fare le cose significa negare me stesso.
Ad essere sincero, non so dirvi quante volte ho pensato di abbandonare tutto...
Ma volevo vedere se poteva esserci qualcosa di positivo in tutto questo, così ho deciso di affrontare questo lavoro con una certa mentalità, ovvero
"Odiare me stesso".
Meno tempo ho a disposizione, più cerco di fare ciò che mi piace e nel modo in cui sono abituato a fare. È questa la mia tendenza.
Quindi stavolta guardavo sempre quello che stavo facendo con distacco, controllando che la regia non esprimesse la "mia personalità". Per quanto possibile, mi giudicavo con freddezza, anche in maniera dolorosa...
E così nacquero i disegni preparatori dei Gundam Fighter.

In parole povere, come risultato di questa strategia, mi sono immedesimato nel protagonista, mettendomi in una posizione odiosa, come espresso da Bertino.
Forse per trovare il modo più facile di disprezzare me stesso mi sono identificato con un protagonista disprezzato, e prendendo il controllo di quel protagonista, ho cercato di farmi disprezzare a mia volta. Probabilmente avevo dedotto che questo fosse il modo più rapido... E prima che me ne accorgessi si era trasformato nel mio nuovo modo di fare regia.
In breve, ero riuscito a soddisfare il punto chiave della "negazione della regia di Imagawa"? Tutti, anche io, risponderemmo con un secco NO!
E quindi, ironicamente parlando, il "Gundam di Imagawa", una mole di regia senza padrone, è stato atterrato nel momento in cui aveva appena dichiarato il suo primo Gundam Fight. Chi non aveva apprezzato il progetto aveva fatto fagotto e se n'era andato dalla città, mentre chi non vi era riuscito, ci avrebbe avuto a che fare per un anno intero. Che roba, eh?
Dopo fu il turno di Domon Kasshu.

Forse nessun personaggio del mio lavoro è stato battezzato in modo più "genuino" di lui. Me ne sono reso conto quando ne ho parlato durante l'intervista per il primo volume del libro*.
All'epoca ho pensato che fosse troppo presto per parlarne in dettaglio e ho deciso di inserire queste considerazioni nel secondo volume, ma sono rimasto comunque sorpreso da cosa vi traspariva.
Come premessa, l'episodio 6 mostra che Domon trascorre dieci lunghi anni lontano dal suo luogo di nascita, dai suoi genitori e da suo fratello, separandosi dalla sua famiglia. Quando torna, non ha più una casa e la sua famiglia è dispersa.
Anche se per ora lo uso solo come esempio, mi sono reso conto che ci sono molte cose che sono in sintonia con i sentimenti che provavo mentre lavoravo a questa serie. Questa è una storia personale un po' troppo slegata dalla storia principale, ma ascoltatela comunque.

Quando ho iniziato G Gundam, mi sentivo a disagio per alcune questioni.
Ho iniziato a lavorare in questo settore senza sapere in cosa mi stavo cacciando. Naturalmente sognavo di fare il regista, e prima di rendermene conto mi sono trovato proprio in questa posizione e, guardandomi indietro, erano già passati quasi dieci anni. Non avrei mai pensato che sarei stato lontano dalla mia città natale, Osaka, per un periodo così lungo. Ma poi mi sono reso conto che i miei fratelli si erano sposati, avevano messo su famiglia e si erano allontanati da dove eravamo nati, e quando sono tornato a casa per Capodanno, lo spazio familiare che conoscevo da bambino era scomparso.
Anche se è scontato che ciò accada, quando arrivai a Tokyo non avevo immaginato una cosa del genere, né ero preparato ad affrontarla. Alla fine, a mia insaputa, la mia famiglia ha dovuto trasferirsi e ora non abbiamo più la casa in cui sono nato e cresciuto fino all'età di otto anni. Nella vita di tutti i giorni, cambiare il luogo in cui ci si trova può portare a rivedere il proprio stile di vita, ma per me, in un luogo così lontano come Tokyo, in un lavoro come "regista" che non ha alcun legame con la mia famiglia, fu quasi come essere un sonnambulo. Mi trovavo in un luogo lontano da dove potevo solo essere informato del trasferimento, della data, dell'ora e della decisione di trasferirsi. E mi sono reso conto che, quando ho cercato di tornare nella mia città natale come di consueto, non avevo più un rifugio sicuro dove mi sentivo a mio agio. Essendo più abitudinario del resto delle persone, continuo a sentirmi indescrivibilmente scioccato da ciò che è accaduto negli ultimi quasi 10 anni al di fuori del mio controllo...
Non posso fare a meno di pensare che questo indescrivibile risentimento sia ciò che mi ha spinto a rappresentare il ritorno di Domon a casa nell'episodio 6.
Domon torna nel suo luogo di nascita per la prima volta dopo dieci anni. Ma non c'è più la famiglia che sognava, tutto è cambiato e a lui non restano che domande solitarie...
Sarà stata una coincidenza o un artificio, ma a me sembra che la mia mente imbronciata abbia dato vita alla solitudine di Domon.

Questo è l'aspetto più evidente della "regia genuina", ma naturalmente, questa si manifesta in varie forme e modi.

Questo può essere un caso piuttosto comune in qualsiasi produzione, ma un altro esempio in questo senso fu il personaggio del "dottor Mikamura".
In realtà, all'inizio, quando stavamo pensando all'intera storia, questo personaggio "dottor Mikamura" era stato concepito come il peggior cattivo dell'intera serie.
Invidioso del suo migliore amico, il dottor Kasshu, è geloso del tipo di scienziato che è, distrugge la sua famiglia felice e, non soddisfatto, usa lo sconosciuto Domon per i suoi scopi, ingannando persino la sua stessa figlia per ottenere ciò che vuole. Quindi..., la trama prevista prevedeva che il dottor Mikamura rimanesse malvagio e impenitente fino alla fine..., ma come tutti sappiamo, quando la storia si avvicina alla conclusione, il dottor Mikamura non solo inizia a cambiare idea, ma inizia anche a pentirsi di ciò che ha fatto a Domon e al dottor Kasshu.
Perché si è verificato questo cambiamento? Per quanto riguarda il dottor Mikamura, è l'unico personaggio del film che è stato sviluppato da fattori esterni.
Quali erano questi fattori? La risposta è qualcosa a cui non avevo mai pensato prima.
Sì, c'era qualcuno che aveva preso la caratterizzazione che avevo tracciato e naturalmente, lentamente e spontaneamente, l'aveva trasformata in qualcosa di diverso. In effetti, quella persona era Motomu Kiyokawa, il doppiatore che interpretava il dottor Mikamura. Ma non è che il signor Kiyokawa abbia detto, "Non voglio interpretare un cattivo!"
Come fece, allora?
Anche questo è stato qualcosa di "genuino".
Durante la registrazione dell'episodio 6, ci siamo uniti agli attori per bere qualcosa e discutere della storia nella sua interezza. Ci ha raggiunto il signor Kiyokawa, che incontravo per la prima volta, e abbiamo iniziato a parlare, cercando di comunicare per il bene dello sviluppo della trama, quando ha iniziato a raccontarmi una storia. La storia, che ricordo ancora bene, mi fu raccontata con il suo caratteristico sorriso amaro,
"Sai, Gundam... Come dire..., sembra che io abbia un legame con Gundam, ho un ricordo ricorrente in proposito... Sì, ricordo il primo Gundam, quando mi dissero che Tem Rey era un personaggio fisso e io mi proposi, ma fu risucchiato dallo spazio nel primo episodio... Molto tempo dopo, tornò di nuovo, ma era un impazzito... Poi mi dissero che sarebbe tornato di nuovo per il film, e quella volta cadde dalle scale e morì..."
No, non è uno scherzo, ma quando ho sentito questa storia, ho potuto capire i sentimenti e l'attaccamento dei doppiatori ai loro personaggi, un input che può arrivare solo da un attore! E ho imparato qualcosa! Ho pensato tra me e me, "Che fortuna!"
Anche se l'apparizione del dottor Mikamura fu interrotta da un intervallo tra gli episodi, mentre ascoltavo il suo caratteristico "Rain..." e parlavo con Kiyokawa del futuro sviluppo del personaggio, sono stato gradualmente attratto dalla morbidezza simile a un salice della sua personalità, e a poco a poco, il sorriso gentile del volto del dottor Mikamura ha preso il sopravvento sul volto del cattivo Mikamura e ha iniziato a trasformarsi nell'immagine di un padre angosciato e tormentato, e infine, quando è arrivato il momento di comporre il finale, il dottor Mikamura si è trasformato in un padre che si era pentito delle sue azioni malvagie.
Sì, prima che me ne accorgessi, vedevo il volto del dottor Mikamura con il sorriso di Kiyokawa. In quel momento ho pensato tra me e me: "No! Non posso fargli fare la parte del cattivo--!"
Tuttavia, questo non significa che il signor Kiyokawa abbia infranto i limiti previsti del personaggio. E' invece vero che ogni volta che il dottor Mikamura è apparso nella prima metà della serie, ha mostrato un lato del personaggio che io stesso, come regista, avevo trascurato.
Sì, nella voce tremante con cui chiama la figlia, "...Rain...", si può sentire il terrore interiore di Mikamura, come se si sia pentito dell'incidente.
Dopo tutto, anche i personaggi sono, per così dire, entità "genuine".
Credo che questo sia il caso più forte di completamento di un personaggio a partire dalla comunicazione "genuina" tra me e i doppiatori.

Ho mostrato questo lato genuino di me stesso non solo in Domon e Mikamura, ma anche in tutti gli altri personaggi.
Per Chibodee, c'è un complesso per la figaggine che io non avrò mai. Per Sai Saici, è una sensazione di rivivere la mia infanzia, che rimpiango. In George vedo una raffinatezza che non acquisirò mai. E per Argo, un desiderio di forza da parte del mio corpo fragile. E per quanto riguarda Rain...?
Tra tutti questi personaggi che che sono miei alter ego, finalmente arriva lui! Il nostro Maestro, "l'Imbattuto dell'Est" è qui!
Questo Maestro dell'Est, non è altro che la voce regia "genuina", che io stesso avrei dovuto sigillare!
Perchéééé!
"Che cosa stai facendo? Idiota!"
L'atmosfera della serie era andata, perché era stato questo Maestro dell'Est a spazzare via lo stress causato dalla "eliminazione dello stile", che si era convinti fosse una cosa buona!
Sì, questo è stato il momento in cui ho trovato la risposta alla grande domanda di questa serie, "È necessario avere un proprio stile?"
Oh, sono stato così stupido!
Perché per quanto strana possa sembrare la regia, che razza di regista sarei senza la mia individualità! Era come se i personaggi che avevo soppresso finora si fossero uniti in un'unica entità, un altro mio alter ego, e avessero rotto le righe solo per abbattere il falso me sotto la forma del Maestro dell'Est!
Ma, sorprendentemente, questo alter ego non era conveniente per me...
Che tipo di alter ego era? Vorrei che leggeste il necrologio che composi in memoria del Maestro dell'Est, all'interno del numero di Aprile 1995 di Animage.

Senza dubbio, questo è l'uomo che ha abbattuto le barriere del titolo di Gundam: l'Imbattuto dell'Est. È vero che iniziai appropriandomi del titolo di un film di Hong Kong per la sua immagine, ma non avrei mai immaginato che il personaggio sarebbe diventato così simile a me mentre dirigevo G Gundam. Sì, erano passati alcuni anni da quando avevo terminato Mr Ajikko, e da allora non avevo più diretto una serie televisiva. E mi era toccato un Gundam. In mezzo a tutta questa eccitazione, c'era solo una cosa speculare alla posizione di regista: la posizione di "maestro".
All'epoca di Ajikko, ero considerato un giovane regista esordiente a causa dei miei 24 anni ma questo cambiò nel momento in cui, con il passare del tempo, mi era ora richiesto di essere una sorta di "mentore", accogliendo i nuovi registi nel mio staff.
È come se mi fossi trovato nella posizione del maestro che ho conosciuto più di dieci anni fa. Tuttavia, ero così impegnato a dare forma all'opera che quasi non riuscivo a prendere fiato. Non davo la colpa ai tempi ristretti o alle nuove tendenze, ma la natura e la forma del rapporto tra maestro e apprendista stavano cambiando. Cosa potevo insegnare ai giovani registi? Ed ero in grado di insegnargli qualcosa in primo luogo?
Le parole e le azioni dell'Imbattuto dell'Est rappresentavano probabilmente il mio stato d'animo mentre lottavo con tali ansie e dilemmi.
Qui, l'Imbattuto dell'Est incontra la morte, che giustamente mi lasciava con la sensazione di aver seppellito la parte brutta di me stesso, che aveva passato un anno intero a tenere il broncio sulla questione.

Sì, perché per tutto quest'anno ho sempre avuto in mente nient'altro che la sensazione di terrore alla fine del racconto "Un mangaka e il suo apprendista" in Mangaka Zankoku Monogatari (漫画家残酷物語, lit: "La Crudele Storia del Mangaka") di Shinji Nagashima, in cui il discepolo strappa il manoscritto del suo maestro e scompare.


Informazioni supplementari

"Un mangaka ed il suo apprendista" è un'ottima storia. Un giovane con delle ambizioni ma che non ha molto successo si presenta al disegnatore. Il disegnatore è compiaciuto e lo prende come apprendista. Dopo un po', però, comincia a farsi un'idea sulle opinioni dell'apprendista. Parla in modo eccentrico, risponde male e sembra frustrato quando viene corretto. Alla fine, il disegnatore si sente come se persino il duro cammino che aveva intrapreso venisse ridicolizzato da certi atteggiamenti. Passa la notte a dare lezioni al suo apprendista sul suo percorso nei fumetti e all'alba decide di portarlo al cinema. Ma prima di farlo, vanno a mangiare in una tavola calda e ancora una volta l'apprendista prende posizione e non vuole mangiare il suo stesso cibo, cosa che lo fa arrabbiare. Tuttavia, mentre guardava il film, non si sentiva rinvigorito, anzi, si sentiva addirittura in colpa, e a poco a poco si pentì. Tornato a casa, aprì la porta e accese la luce nella stanza buia, solo per scoprire che il suo apprendista non c'era e che aveva strappato il manoscritto la cui consegna era in scadenza... La storia è raccontata in modo molto drammatico.

Come avrete letto nel necrologio, il Maestro dell'Est era un personaggio che rappresentava la paura di trovarsi nella posizione di maestro che aveva ricoperto per tanti anni.
Domon Kasshu è un riflesso della sua incapacità di diventare un maestro. Da questa prospettiva, possiamo capire perchè le ultime parole del Maestro dell'Est furono, "Ma il mio corpo non è stato invaso dalle cellule del Devil Gundam, nemmeno un pezzo!"
In contrasto con questa battuta, il grido di Domon "Lo sapevo! Lo sapevo--!" sembra un desiderio di giustificarsi, e persino una scena in cui le due posizioni di apprendista e maestro si confortano a vicenda, come accade nella vita reale e come vengono convenientemente usate in modo intercambiabile nel corso della serie.

Nel tentativo di risolvere la situazione, tutte le emozioni più genuine, compreso il mio senso di inadeguatezza, vennero fuori in modo significativo nella frase "Non capisci come mi sento? Ecco perché sei un idiota!"

E arriviamo alla morte del Maestro dell'Est.
Dopo aver svenduto la sua stessa vita in nome della "genuinità", anche la morte del Maestro dell'Est, che era la chiave di tutto, doveva avere un significato. Innanzitutto, l'ultima battaglia tra l'Imbattuto dell'Est e Domon è commentata da Chibodee, "Questo non è un mondo in cui possiamo intrometterci..."
Questa è la storia che volevo raccontare, a prescindere da quello che dicono gli altri! Non voglio che nessuno si metta in mezzo! La inventerò man mano! E il motivo?
"Questo è il momento che abbiamo sognato per un anno!"
dice Sai Saici. Nel momento della sua morte.
Forse non mi crederete quando lo scrivo, ma non mi piace molto uccidere i personaggi, anche se sono solo animazioni. Ogni volta che faccio morire uno di loro, lo uccido chiedendogli scusa. Ma in un certo senso sono io, il regista, a controllare il mondo della storia e a tenere in mano il destino dei personaggi che vi vivono.
Quindi, ovviamente, è impossibile sfuggire a questo destino dal momento in cui si decide il finale della storia. Ci si rassegna e via... Tuttavia, il Maestro dell'Est è stato molto prepotente. L'ho davvero odiato! Anche mentre lavoravo sullo storyboard per fargli esalare l'ultimo respiro, lui continuava a dire, "Non morirò ancora!" impedendomi di disegnare la scena della sua morte!
Sì, fino alla fine, il vecchio si agitava sullo storyboard, guardando me, l'autore, come a dire, "Come hai potuto farmi questo?" Come ho scritto nel mio elogio funebre, il personaggio è un insieme delle parti più brutte di me stesso, e non moriranno così facilmente, o da sole! Mi viene vagamente in mente la battuta memorabile dell'artista di shoujo manga Chiki Ooya in Kaiten Mokuba (回転木馬, lit: "Carillon")! "Gli esseri umani sono più belli quando bruciano di gelosia e tristezza..."
Non mi ero mai sentito così coinvolto in un personaggio come allora... Forse è per questo che nell'ultima scena dell'episodio 15 ho fatto qualcosa di inaspettato. Sì, considerando il mio modo di comporre gli storyboard fino ad allora, per il momento della morte del Maestro dell'Est,

Scuola dell'Imbattuto dell'Est! Vento del Re!
Zenshin! Keiretsu!
Tempa Kyouran!

Domon e il suo maestro urlano il motto dell'Imbattuto dell'Est all'unisono.
E poi,
"Guarda! L'Oriente arde di rosse fiamme!"
Domon è l'unico a gridare, e il maestro che aveva gridato con lui fino a quel momento è morto poco prima, e c'è l'inquadratura di Domon che grida da solo, poi la mano del maestro che penzola a terra, Domon che se ne accorge, e guardando, il maestro mostra un volto di morte pacifica... Questa sequenza è probabilmente il modo più bello nell'esprimere la morte del Maestro dell'Est. All'inizio avevo pensato di farlo morire normalmente, ma a quel punto mi ero reso conto che non era più un'opzione. Sì, se penso a me stesso qui, che ho continuato a lavorare su G Gundam, che è stato gettato in un vortice di polemiche fino al suo episodio finale, credendo nella potenza del percorso della serie, non ho rimpianti, e anche se ammetto che alcune mie azioni siano state un errore, non ho rinunciato alla mia fiducia in questo Maestro dell'Est, in quel suo persistere sulla sua via... Volevo che fosse mantenuta questa sensazione fino alla fine, ed è per questo che mi sono rifiutato di proseguire con un classico storyboard e gli ho fatto gridare "L'Oriente arde di rosse fiamme!" con un certo rimpianto.

Non mi interessa quanto sia brutto! Non mi importa quanto sia infelice! Volevo che fosse un uomo convinto e tenace fino alla fine. È così che volevo che fosse, è così che dovrebbe essere! Sì, non importa quello che dicono gli altri, questo Gundam, in cui "tutti i Gundam del mondo competono per essere il numero 1 nelle arti marziali", non è stato un errore! Voglio continuare a essere la persona che può dirlo. E così-! Arriviamo alla last scene di questa storia!

E così arriviamo alla scena finale.
Qui vari sentimenti "genuini" e "intenzionali", che non dovrebbero mai essere messi su carta come certamente non farò neanche io, escono a getto continuo dalla bocca di Domon. A proposito del nome del colpo finale, anche lì ci furono alcune problematiche.
Ma dopo un anno di sofferenza, come sul letto di morte del Maestro dell'Est, la risposta che ho trovato come regista è stata che la mia regia segue ancora the heart! La passione! Potrebbe essere interpretato come un autocompiacimento, ma è stato soprattutto un senso di sollievo per aver potuto confermare quel mio "spirito del mercante di Osaka" che "prima di tutto vuole compiacere il pubblico", che è alla base della mia regia.
Così, mentre G Gundam si avvicinava al suo episodio finale, i miei sentimenti, che erano iniziati con "ha inizio un altro anno infausto...", erano cambiati nella frase di Domon, il cui significato era che avevo raggiunto il vero punto di partenza, e non un risultato, "questo è il nostro inizio!"

* Imagawa fa riferimento ad una breve intervista sul primo volume del Roman Album di G Gundam. No, non ho intenzione di tradurla 😅 Dovrei..? 😅

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