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Intervista a Kotaro Nakayama su "G Gundam"

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Dopo l'intervento di Nakayama dedicato a Gundam W sul numero autunnale di Great Mechanics G, ho pensato di recuperare anche l'intervista a Nakayama apparsa sul numero invernale dell'anno precedente, in occasione dell'anniversario di G Gundam.
A onor del vero, il buon Zeonic Scanlation ha già tradotto in inglese l'intero reportage di Great Mechanic G, tra cui questa intervista, ma penso sia giusto proporre anche una versione in italiano (non è una traduzione dall'inglese, ma dal giapponese!), perchè si tratta di un riferimento riguardo la produzione animata molto preciso e puntuale.

Nato dalla richiesta di Bandai di modificare il piano del progetto

Giunto al suo trentesimo anniversario, "Mobile Fighter G Gundam" è stata la prima opera di Gundam non ambientata nell'Universal Century. È risaputo che il suo sviluppo ha dovuto affrontare numerosi ostacoli prima che il progetto fosse finalizzato. La creazione di un nuovo Gundam deve aver richiesto uno sforzo considerevole e questo lavoro si può considerare essere stato una vera e propria sfida. Nakayama, lei era responsabile della pianificazione: in cosa consisteva esattamente il suo ruolo?
Nakayama:
All'epoca, la Sunrise (ora Bandai Namco Filmworks) produceva molte opere originali e aveva un reparto chiamato Ufficio Pianificazione.
I progetti venivano sviluppati lì, poi presentati a produttori di giocattoli come Bandai e Takara (come si chiamava allora), dove i progetti venivano finalizzati. Da lì, il lavoro passava alla fase di produzione. Prima di G Gundam, avevo partecipato a Iron Leaguer nel team di produzione che si occupava delle impostazioni e della produzione, ed è così che sono stato coinvolto, finendo per occuparmi delle trattative con Bandai e rimanendo coinvolto nella produzione fino al suo completamento.
Dopo Mobile Suit V Gundam, Katsuji Tsukigami, allora capo della divisione giocattoli di Bandai (divisione giocattoli per ragazzi), dichiarò, “Ci occuperemo noi della produzione di Gundam”. Così, G Gundam nacque come “progetto ideato per vendere giocattoli ai ragazzi”.

Per Gundam, da sempre incentrato sui gunpla, rappresentava un importante cambiamento di direzione.
Nakayama:
In realtà, prima di allora, stavamo sviluppando un progetto originale di Gundam con il titolo provvisorio Polka Gundam continuando la formula consolidata, con Yasuhiro Imagawa come regista.
Tuttavia, quando l'allora dirigente responsabile, Masaru Ueda (in seguito presidente di Sunrise), il produttore Masahiko Minami (in seguito presidente di Bones) e il regista Imagawa lo presentarono alla Bandai, ricevettero la risposta, “No, non va bene. Fate invece questo”, e gli presentarono il progetto per G Gundam.
All'epoca, il successo di Street Fighter II aveva dato il via a una moda di giochi di combattimento con personaggi provenienti da tutto il mondo, come Samurai Spirits e Fatal Fury. Quindi ci chiesero di “realizzare un anime in cui i Gundam di tutto il mondo combattessero”. Lo descrissero come uno "street fight con delle regole".
Ero stato coinvolto fin dallo sviluppo di Polka Gundam, poi scartato. In quel progetto il Gundam principale era stato disegnato da Kunio Okawara, mentre i nemici erano stati disegnati da Yutaka Izubuchi e Hajime Katoki. L'idea di Imagawa all'epoca era, “Vogliamo un Gundam che parli, come l'auto guidata dal protagonista di Knight Rider. Vogliamo che abbia una voce femminile”. Ricordo che Bandai disse qualcosa del tipo, “Una voce femminile non venderà”.

La prima serie Gundam diretta da qualcuno che non fosse Yoshiyuki Tomino

Nella storia delle opere Gundam, questa è la prima produzione ambientata al di fuori dell'Universal Century, escludendo titoli come “SD Gundam”. Anche “Polka Gundam”, che è rimasto solo un concept, era ambientato al di fuori dell'Universal Century?
Nakayama:
Esatto. Era una nuova visione del mondo. Il regista Imagawa, pur avendo un rapporto di maestro-allievo con il regista Yoshiyuki Tomino, probabilmente aveva intuito che dietro la sua scelta non c'era la necessità di ricevere un'eredità, ma piuttosto di creare qualcosa di nuovo. Quando abbiamo contattato Imagawa, era già stato deciso che sarebbe stato ambientato in un mondo diverso.
Dato che G Gundam era la prima serie TV diretta da qualcuno che non fosse il signor Tomino, sentivamo di dover “ripensare Gundam da zero”. Discutevamo spesso su “Allora, cos'è esattamente Gundam?”, ma non siamo mai giunti a una conclusione. Quando siamo arrivati al concetto di G Gundam come picchiaduro, era come se “tutto ciò che è bianco e ha un'antenna fosse un Gundam” 😆 Abbiamo anche discusso se accettare quel livello di semplificazione.
Tomino forniva idee e abbozzava con entusiasmo design approssimativi. Ricordo la passione con cui ci descriveva un “Ninja Gundam” con un grande shuriken sulla schiena, dicendo, “Lancia lo shuriken, ci salta sopra e spicca il volo!", anche se alla fine non è stato utilizzato durante la serie.

Murakami della Bandai è noto anche per aver abbozzato alcune proposte di design per il Psycho Gundam in "Z Gundam". Ha realizzato degli schizzi preliminari?
Nakayama:
Inizialmente abbiamo ricevuto solo dei concept. Successivamente ci è stato fornito uno schizzo che mostrava una ventina di teste, allineate. Quindi, insieme al signor Okawara, abbiamo discusso col responsabile della divisione giocattoli e abbiamo iniziato il lavoro di progettazione vero e proprio.
Okawara, definendo i Gundam provenienti dai vari paesi, a un certo punto decise che il mobile suit protagonista avrebbe dovuto incarnare l'immagine di un guerriero in abito da samurai. Il design iniziale aveva un'immagine molto forte di un samurai in abiti tradizionali.

Come ha reagito il regista Imagawa quando il progetto ha subito questa svolta improvvisa?
Nakayama:
Imagawa aveva lavorato duramente alla sua visione, e poi se l'è vista rifiutare di netto. Pensavo che avrebbe potuto dimettersi. Ma invece rispose, “Lo farò”. Immagino fosse una situazione estremamente stressante per lui.
A quel punto, credo che Imagawa, che ha sempre amato il cinema di Hong Kong, abbia concepito l'idea di portare l'essenza di serie come Once Upon a Time in China in Gundam. Infatti durante la fase di progettazione ci siamo guardati l'intera serie a casa sua.

"Once Upon a Time in China" è il film in cui Jet Li (allora noto come Li Lianjie) ha interpretato il leggendario artista marziale Wong Fei-hung. Era il periodo del boom del cinema di Hong Kong. Rivedendo "G Gundam", si scoprono numerosi elementi che attingono a quel genere di cinematografia. Ad esempio, sebbene il personaggio di Toho Fuhai abbia origine da un romanzo wuxia, agli appassionati di cinema di Hong Kong sarà venuta subito in mente la serie "Swordsman", in cui Brigitte Lin lo interpreta come un uomo travestito da bellissima donna.
Per inciso, anche il mangaka Kazuhiko Shimamoto ha collaborato al progetto. È risaputo, come descritto anche nel manga dello stesso Shimamoto, che il produttore Minami era suo compagno di università.
Nakayama:
Dopo aver lavorato a Iron Leaguer (come consulente per le ambientazioni), Minami contattò Shimamoto, suo compagno di studi all'Università delle Arti di Osaka, chiedendogli di creare i disegni originali dei personaggi.
Invitammo Shimamoto nella “Stanza della Preparazione di Gundam” che avevamo allestito in un appartamento. Lo abbiamo chiuso lì dentro e gli abbiamo chiesto di creare dei bozzetti per i cinque personaggi principali.
In quella stanza, Shimamoto avrebbe dovuto lavorare da solo, ma sentivamo delle voci provenire dall'interno. Disegnava parlando da solo, dicendo cose come “e i capelli vanno ka-booom!” 😆 Era quello il modo in cui lavorava.

Un Gundam diverso da tutti gli altri, con i bambini che ne cantano la sigla

Mi pare di capire che avere cinque personaggi principali, compreso il protagonista, oltre al Gundam stesso, fosse parte della richiesta iniziale di Bandai.
Nakayama:
All'epoca stava diventando normale avere più personaggi principali, incoraggiando gli spettatori a “scegliere il loro personaggio preferito”. Okawara ha rivisto più volte i disegni del mobile suit principale. Solo lo Shining Gundam sarà stato ridisegnato circa dieci volte.

Come avete deciso l'immagine per ogni Gundam?
Nakayama:
È nato dalle idee di Okawara ispirate ai motivi dei rispettivi paesi. Solo Okawara poteva spingere il design del Gundam così lontano. Era un lavoro che solo lui poteva fare.

Ad esempio il Nether Gundam e altri avevano fin dall'inizio alcuni concetti di Gundam decisamente non convenzionali. Come avete deciso il design di ciascun Gundam?
Nakayama:
Abbiamo iniziato con l'idea di “rendere ciascun Gundam l'immagine stereotipata di un paese straniero”, ma li abbiamo disegnati in modo così esplicito che prima della messa in onda temevamo che le persone di quei paesi potessero arrabbiarsi 😆 Tuttavia, abbiamo deciso di mantenerli così perché cambiarli avrebbe reso difficile per gli spettatori riconoscere le caratteristiche distintive dei Gundam.


L'arrivo di Master Asia ne ha alimentato la popolarità

È anche risaputo che all'inizio quest'opera non era molto apprezzata e ha ricevuto parecchie critiche.
Nakayama:
Per i primi tre mesi circa, c'è stata quella che oggi definiremmo una shitstorm. Il manga serializzato su Comic Bom Bom (pubblicato da Kodansha) era all'ultimo posto nei sondaggi di popolarità. Gli indici di ascolto erano bassissimi. Le vendite dei prodotti correlati erano pessime. Vendeva meno del presunto fallimentare V Gundam, mettendoci in una situazione difficile.
Inoltre, anche allora, Gundam aveva molti fan intransigenti. Dopo le trasmissioni televisive, ricevevamo quasi ogni settimana lamette da barba inviate per posta, con messaggi del tipo, “Come osi fare questo al mio Gundam?!"
In questo contesto, Minami una volta arrivò e disse, "Kotaro, per sottolineare che il tuo ruolo non è finito con l'ideazione del progetto, abbia inserito il tuo nome nei titoli di coda come supervisore della pianificazione" 😆 Da quel momento in poi, aggiungere il nome del supervisore della pianificazione è diventato una pratica standard, quindi posso essere considerato un pioniere in questo senso.
Questo genere di cose è andato avanti per i primi tre mesi circa, e la situazione era davvero disastrosa fino all'apparizione di Master Asia, poi di colpo tutto cambiò.
Credo che ci sia voluto un pò di tempo affinchè i bambini delle scuole elementari e medie iniziassero a guardarlo e a sostenerlo. Ciò che mi è rimasto impresso è stato quando andavamo ad eventi come lo Shizuoka Hobby Show o il Tokyo Toy Show. Allo stand Bandai, nell'angolo dedicato a G Gundam, veniva riprodotta in loop la sua sigla di apertura, e i bambini che venivano a visitare lo stand iniziavano a cantarla insieme.
Katsumi Kawaguchi (Meijin Kawaguchi) della divisione Hobby della Bandai (all'epoca), responsabile di questo progetto, commentò, “Non ho mai visto nulla di simile con Gundam prima d'ora”. Anche se la serie non era ancora molto popolare, mi fece piuttosto piacere, pensando che fosse diventata qualcosa di diverso dalle precedenti opere di Gundam.

Ed in seguito, i bambini sono stati raggiunti dagli amici un pò più grandi.
Nakayama:
Il personaggio di Master Asia è stato davvero significativo. Fino alla sua comparsa, nessuno riusciva a capire dove volesse andare a parare questa serie.
La regia del primo episodio fu affidata a Goro Taniguchi, che in seguito si occupò di Code Geass. Ricordo che entrambi ci chiedevamo, “Sarà interessante?” o “È davvero l'approccio giusto?”

Dopo l'introduzione di Master Asia, le recensioni positive dei lettori su “G Gundam” aumentarono notevolmente nelle riviste di anime dell'epoca. C'era un piano deliberato per far sì che Master Asia fungesse da catalizzatore?
Nakayama:
No, nient'affatto. Master Asia, pilota del Master Gundam, era l'antagonista di Domon, ma è un uomo anziano, no? La Bandai si oppose con forza. Insistevano che il rivale doveva essere un bel ragazzo, un bel ragazzo mascherato 😆 Abbiamo insistito e abbiamo fatto prevalere la visione di Imagawa, rendendolo un uomo anziano. Quindi, quando ha iniziato a vendere bene, mi sono davvero sentito sollevato.
Imagawa era molto più investito emozionalmente su Master Asia che su Domon, ma questo non voleva dire che il mercato avrebbe reagito come lui.

Anche la risposta dei fan del cinema di Hong Kong e dei romanzi di arti marziali è sembrata piuttosto positiva.
Nakayama:
Era completamente diverso dai personaggi maestri che si vedono tipicamente nei film di kung fu. Penso piuttosto che il rapporto maestro-discepolo tra Master Asia e Domon rifletta il rapporto tra Tomino e Imagawa.
Il modo in cui Master Asia dice “Stupido discepolo!” mi fa pensare a una cosa simile.

Per quanto riguarda il protagonista, Domon, era un personaggio spontaneo, in controtendenza rispetto ai precedenti protagonisti di Gundam.
Nakayama:
Il progetto era stato concepito come una serie di combattimenti rivolta ai bambini, quindi inizialmente Domon avrebbe dovuto avere 16 anni, volevamo che fosse il più vicino possibile all'età della scuola elementare o media. Tuttavia, poiché era un personaggio che combatteva a mani nude, l'emittente televisiva chiese che fosse reso adulto, quindi è diventato ventenne. Nel tentativo di renderlo appassionato ma tormentato però, è finito per risultare un pò scemo come adulto 😆

Come è nata invece Rain, l'eroina della serie?
Nakayama:
Rain era il tipo di protagonista femminile che venne in mente a Imagawa in quel periodo. Quel tipo di donna che ti segue a pochi passi di distanza. E' l'idea di una donna all'antica, o forse solo molto pura di cuore.
In ogni caso, G Gundam era il film di Imagawa. Sembrava riprendere un lato molto privato del regista.

“Che diavolo sarebbe il German Ninpou?”, lo staff a briglia sciolta

G Gundam è diventato un'opera che ha lasciato un'enorme influenza sulle serie successive di Gundam.
Nakayama:
Personalmente, ho pensato che potesse essere la fine di Gundam. Ma una volta apparsi Master Asia e Schwarz Bruder, si sono tutti lasciati andare del tutto. Ero tipo, “Che diavolo sarebbe il German Ninpou?” 😆

E penso che anche il pubblico vi sia venuto dietro. Come è stato deciso il titolo?
Nakayama:
Nel bel mezzo dell'improvviso cambio di direzione e della riprogettazione, Sunrise aveva detto che il titolo dell'opera avrebbe dovuto idealmente contenere una consonante sonora. Quindi abbiamo semplicemente concluso che dovevamo optare per qualcosa come “Z” o "V", qualcosa con un suono forte. Se era così, allora doveva essere “G”. È così che siamo arrivati a “G Gundam”. Il fatto che Domon inizialmente pilotasse lo Shining Gundam è stato deciso separatamente dal titolo della serie. Una volta stabilito G Gundam, abbiamo poi deciso il nome del mobile suit “God Gundam”. Il titolo è venuto prima, non il nome del mobile suit.

Da dove è venuta la decisione di usare “Mobile Fighter”?
Nakayama:
Ci siamo detti, “Dato che non è una storia dell'Universal Century, eliminiamo 'Mobile Suit'”. Ma dato che si tratta di “Gundam”, abbiamo pensato che dovevamo includere almeno "Mobile". Inoltre, volevamo qualcosa di puro come “Fighter”, qualcosa che facesse capire immediatamente di cosa si parlasse vedendo il titolo.

Anche l'uso dei kanji per i nomi delle tecniche e i dialoghi, così come per certi fonemi, è molto caratteristico.
Nakayama:
Molti di questi sono stati ideati da Imagawa. Il “Love Love Sekiha Tenkyoken” ne è un esempio. All'epoca tutti ci lamentavamo, “Ma che è 'sto ‘Love Love’?”, e Imagawa rispose, “Se vi dà così fastidio, inventate voi qualcosa di più d'impatto!", e alla fine nessuno riuscì a trovare qualcosa di meglio 😆

A dirla tutta, ci siamo impegnati anima e corpo

Sebbene sia nata come un'opera così anticonvenzionale, quando oggi si rivisita “G Gundam”, l'ambientazione del suo mondo immaginario sembra sorprendentemente applicabile alla nostra Terra odierna. Che si tratti di guerra o di ambiente globale, il modo in cui ti fa riflettere su varie questioni è davvero tipico di “Gundam”.
Nakayama:
In realtà, quando abbiamo redatto la proposta, avevamo lo slogan, “Gundam contro Gundam. La Terra è il ring, Gundam Fight”. Partendo da questo, era un'epoca in cui si cominciava appena a discutere di ecologia. Ho pensato, “Se non affrontiamo le questioni sociali, non sembrerà interessante”, quindi ho aggiunto arbitrariamente “ecologia” alla proposta. Il signor Imagawa l'ha presa sul serio, l'ha ampliata ed è così che è nato il Devil Gundam. E alla fine si è arrivati all'idea dell'eliminazione degli esseri umani.

Anche i Gundam Fight come guerre per procura sembrano un'astrazione di come in “Gundam” vengono rappresentate le guerre.
Nakayama:
Sì, qualcosa del genere.
Quando si pensa a “Cos'è Gundam?”, è inevitabile ricondurlo a una storia sulla guerra, ma in G Gundam non ci sono guerre. Tuttavia, una guerra per procura rientrerebbe nello schema.

Credo che questo approccio abbia preservato la visione del mondo e l'immaginario di Gundam. Trasformarla improvvisamente su una serie di arti marziali o sportiva non sarebbe stato giusto. Il fatto aver preso seriamente in considerazione il mondo di Gundam prima di produrre qualsiasi cosa è molto evidente.
Nakayama:
G Gundam viene spesso descritta come una serie assurda, ma noi l'abbiamo studiata con la massima serietà, con estrema serietà. Se non l'avessimo presa sul serio, saremmo stati subito smascherati nelle nostre intenzioni. Si tratta di dare il massimo, di spingersi a testa bassa oltre i limiti. Questo è ciò che volevamo trasmettere ai bambini, e credo che questo messaggio sia arrivato forte e chiaro.

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