Home Top Ad

"INSIDE OF GUNDAM X" - Intervista a Shinji Takamatsu

Share:
Oggi iniziamo ufficialmente i festeggiamenti del 30° anniversario di Gundam X, e come al solito su Gundamverse.it provvediamo rendendo disponibili in lingua italiana le interviste allo staff, per conoscere le intenzioni degli autori tramite la loro voce.
Inziamo quindi dal regista della serie, Shinji Takamatsu.
Gundam X Intervista a Shinji Takamatsu
La serie di interviste che condividerò in questo periodo primaverile per celebrare la serie provengono dai libretti dell'edizione laserdisc, scansionati e resi disponibili da OZkai.
L'intervista di oggi proviene dal 1° volume rilasciato nel Dicembre 1996. L'intervista a Takamatsu è stata raccolta nel Settembre dello stesso anno.


Il punto di partenza di "Gundam X" e il peso che grava sui creatori

Qual è stato il suo punto di partenza nel costruire la storia di "Gundam X"?
Takamatsu:
Beh, c'era una volta un'opera intitolata Mobile Suit Gundam... 😄 No, davvero, è proprio da lì che è partito tutto. Questo perché sono anch'io tra quelli che rimasero molto colpiti dal primo Gundam... Partendo da questo presupposto, quando per una serie di circostanze mi sono ritrovato a dirigere il nuovo Gundam, ho avuto una sorta di illuminazione, o meglio, mi è venuta in mente una sorta di immagine mentale. L’immagine di un Gundam che se ne sta lì, solitario, su una Terra ormai distrutta… Una volta che mi è venuta in mente, non sono più riuscito a togliermela dalla testa, e così ho pensato, “Beh, allora non posso fare altro che partire da qui”, ed è così che ho iniziato.

La Settima Guerra Spaziale, descritta nell’avantitle del primo episodio, è stata concepita sequenzialmente da questa partenza?
Takamatsu:
Più che sequenzialmente, è successo tutto contemporaneamente. In altre parole, non mi è venuta in mente semplicemente una scena con il Gundam in piedi su una terra desolata, ma mi è venuta in mente l'intera visione del mondo che costituisce il presupposto della storia... Ma, avendo iniziato così d'impulso, in seguito mi sono ritrovato a gridare, “Diamineee” innumerevoli volte 😄

Da cosa proverrebbe questo pentimento?
Takamatsu:
No, non è che me ne sia pentito. È solo che mi sono detto, "Diamineee" 😄 Il punto è che, nonostante si fossero già combattute sette grandi guerre e la Terra fosse sull'orlo del collasso, ho finito per assecondare il ritmo della storia e lasciare che le persone provassero a esprimere un altro desiderio. Allora, dove sarebbe il problema? Beh, risiede in una mia cattiva abitudine: quando creo una storia, inserisco troppe metafore sulla realtà. In altre parole, dato che quest'opera è la settima serie TV di Gundam, mi sono ritrovato a pormi la domanda, “È giusto che sia io a guidare questo desiderio chiamato ‘Gundam’?”. E per questo motivo, ho finito per soffrire in vari momenti... perché è proprio come se avessi combattuto contro me stesso.

Creare “Gundam” può essere un desiderio gravoso.
Takamatsu:
È una figura retorica, ma credo che qualsiasi opera sia una battaglia. Tuttavia, per quanto riguarda le metafore di cui parlavo prima, non è che le incorpori necessariamente in modo consapevole. Anzi, nel mio caso, spesso succede piuttosto inconsciamente. Quindi, man mano che la produzione procedeva, a volte me ne rendevo conto in momenti inaspettati e mi ritrovavo a rifletterci. Ad esempio, il fatto che Jamil cerchi di proteggere i Newtype, non è forse il mio desiderio di proteggere il mio “Gundam”?

Quando mi sono reso conto che "Gundam" mi aveva rubato l'anima

Quindi la sua visione di regista si riflette nel personaggio di Jamil?
Takamatsu:
All'inizio non era mia intenzione, dopotutto il personaggio di Jamil è in gran parte frutto della penna dello sceneggiatore Hiroyuki Kawashima. Ma... man mano che la storia andava avanti ho avuto questa impressione. E qui la cosa si fa ancora più complicata: nel momento in cui ho avuto la sensazione che fosse così, il “viaggio alla ricerca dei Newtype” di Jamil si è trasformato nel mio “viaggio alla ricerca di Gundam”; in altre parole, senza che nessuno se ne accorgesse, i nostri ruoli si sono sovrapposti.

È un problema piuttosto comune, vero?
Takamatsu:
E' abbastanza inevitabile, dopotutto.
Inoltre, proprio perché ho capito che Jamil ero io stesso e che il concetto di Newtype illustrato nell'opera era equivalente all'opera stessa, “Gundam”, il desiderio di proteggere ciò che racchiudo dentro di me è nato anche in Jamil. E mi sono chiesto, “E adesso che dovrei fare?”.

Si dice anche che la regia sia un pò altalenante...
Takamatsu:
Non si può certo dire che sia una questione di stile personale, in fondo si tratta di un anime commerciale che ha lo scopo di vendere il prodotto "Gundam". Quindi inizialmente ho cercato di sfruttare i metodi consolidati: robot potenti che abbattono i nemici uno dopo l’altro, immagini di eroi affascinanti... Tuttavia, man mano che costruivo dentro di me l'opera Gundam X, mi rendevo conto che inevitabilmente non andava in quella direzione... Ma d'altronde è logico. Se dovessi fare del “perché sto creando Gundam adesso” il tema centrale, non potrei certo realizzarlo in quel modo 😄

Si è ritrovato in una situazione contraddittoria, in cui un presupposto diventava il tema stesso.
Takamatsu:
Ma c'è una cosa che, anche in questa fase, mi è chiara. La serie “Gundam” continua a essere realizzata grazie alla volontà di “coloro a cui Gundam ha rubato l'anima”, un'espressione che ormai suona nostalgica 😄, che va dai creatori fino agli spettatori. All'inizio ho iniziato a lavorare a questo Gundam X con l'intenzione di rendere omaggio a quella volontà che continua a far creare “Gundam”. Tuttavia, analizzando le metafore di cui ho parlato prima, ho capito che anch’io ero uno di “coloro a cui era stata rubata l'anima”. E la storia è proprio incentrata sulla riscoperta di questo mio aspetto... Onestamente, ne sono rimasto sorpreso anch’io. Se dovessi chiedermi chi fosse posseduto da “Gundam”, la risposta sarebbe: io stesso. Ecco perché, come ho detto all’inizio, il punto di partenza di quest’opera è proprio Mobile Suit Gundam.

Per me, il Newtype è proprio Garrod

Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, come pensa di procedere?
Takamatsu:
In origine, Gundam X era la storia della crescita di Garrod, ma è anche la storia del passaggio del testimone da una generazione che non riesce a liberarsi dai vincoli del passato a una generazione che creerà il futuro. Partendo da questo presupposto, se dovessi dare una conclusione, intenderei procedere nella direzione secondo cui non ci sarà alcuna rivoluzione dell’umanità guidata dai Newtype. Beh, dire che “non ci sarà” in modo categorico potrebbe essere fuorviante, ma penso che i Newtype siano stati fin dall'inizio un'illusione. Tuttavia, non intendo negare nemmeno la “speranza” che i Newtype rappresentavano. Se lo facessi, perderemmo di vista il futuro.

Ma come, i Newtype, intesi come una nuova razza dotata di poteri psichici, sono solo un'illusione?
Takamatsu:
Ritengo che siano proprio le persone comuni, rappresentate da Garrod, a guidare la nuova era, e che lo spirito di sfida con cui cercano di aprirsi una strada sia la caratteristica del vero Newtype nel mondo di Gundam X. Trovo che sarebbe troppo triste pensare che non si possa conquistare il futuro senza abilità speciali; d'altronde, nella storia dell'umanità fino ad ora, è stato proprio l'atteggiamento positivo nei confronti della vita a consentire alle persone di accogliere una nuova era.

Mi sembra un finale piuttosto audace per “Gundam”.
Takamatsu:
Se fossi riuscito a mantenermi un po’ più distaccato durante la realizzazione, forse avrei scelto un finale diverso. Tuttavia, dato che i Newtype all’interno dell’opera Gundam X sono una metafora dello stesso Gundam e, soprattutto, dato che mi sono reso conto che "Gundam mi aveva rubato l'anima", per me non c’era altra scelta possibile. Certo, avrei potuto limitarmi a usare il nome “Gundam” senza pensare a “Gundam”, ma così avrei mentito a me stesso; ho pensato che mostrare la mia vera natura fosse la cosa migliore sia per me che per chi guarda.

In fin dei conti, un’opera deve essere creata con sincerità.
Takamatsu:
Ecco perché desidero davvero che Garrod e gli altri costruiscano un nuovo futuro, e credo che questo mio desiderio venga trasmesso attraverso l’opera.

Quest'opera non è stata creata per negare l'esistenza di "Gundam"

Ma, se la si guarda in questo modo, non sembra che in quasi tutti i personaggi ci sia una qualche forma di proiezione?
Takamatsu:
È vero, penso che la misura in cui i pensieri interiori dello staff si riflettono nei personaggi varii da caso a caso, ma non si può dire che non ci sia. Bloodman della UNE, che cerca di sfruttare i Newtype a tutti i costi; Seidel della SRA, che ha fatto della loro stessa esistenza un oggetto di culto; i fratelli Frost, definiti “simili ma diversi”, che trasformano questa loro caratteristica in ambizione; e l'Istituto sui Newtype, che li coltiva e li libera, ritenendo che siano solo mutazioni generate dall'epoca. Di fronte a tutto questo, c'è poi l'equipaggio della Freeden che continua a combattere per creare un futuro libero dal vincolo dei Newtype. E poi c'è Tiffa, simbolo di ciò che non appartiene a questo mondo, e Garrod, che possiede la forza di volontà per aprirsi un varco verso il futuro... Se mi chiedete se da qualche parte si proietti qualcosa dei creatori, penso che questo sia effettivamente il caso. Tuttavia, per quanto riguarda Tiffa, credo che abbiate già capito cosa rappresenti; in ogni caso, vorrei liberarla. E vorrei sviluppare una storia in cui Tiffa, liberata dal suo vincolo, e Garrod, il vero Newtype, si uniscano per costruire un nuovo futuro... Anzi, è così che dovrebbe essere.

Qunidi è questo è il punto di arrivo finale del racconto di “Gundam X”.
Takamatsu:
In linea di massima, è la mia intenzione. Tuttavia, vorrei che fosse chiaro che, anche se l'espressione visiva fosse la stessa o simile, i Newtype sovrumani che appaiono in Gundam X e quelli descritti nei precedenti Gundam sono, dal punto di vista del significato, piuttosto diversi. In sostanza, per quanto Gundam X possa essere considerato un po’ un figlio bastardo, è comunque un’opera che ha ereditato, in qualche modo, il DNA di Gundam, e non è stata costruita per negare ciò che il regista Tomino ha creato. Voglio accertarmi che questo punto sia chiaro.

Il concetto di “Newtype” è davvero molto profondo, non è vero?
Takamatsu:
Dico così, ma poi faccio dire a Jamil, “Quella volta, anche io vidi il tempo...” E quindi, anche se tra voi che state guardando ci fosse qualcuno a cui si accende una lampadina, in realtà non sono nella posizione di poter dire nulla al riguardo 😄... È successo mentre disegnavo lo storyboard, l'ho fatto senza pensarci. Questa è la prova che “Gundam mi ha rubato l'anima”. Mmm, in fondo vorrei che ci fosse un'evoluzione nelle persone 😄

Per finire, vorrei chiederle, da dove derivano i nomi dei personaggi principali?
Takamatsu:
Derivano tutti da cose banali, ma per cominciare, Roybea è un tipo a cui piacciono le donne, quindi ho pensato che se fosse stato ai giorni nostri, probabilmente avrebbe bazzicato i pressi del Roi Building a Roppongi. Witz è un personaggio dal carattere giovanile, quindi ho pensato che saluterebbe con un “Whazzup?!”, mentre Tiffa deriva da Tiffany perché il suono mi piaceva 😄 A proposito, solo il suo nome non è cambiato dalla fase di progettazione. E Garrod, come potete immaginare, è un gioco di parole su “segui la tua strada”... Come suggerisce il nome, continuerà a darsi da fare per aprirsi una nuova strada, quindi vi prego di continuare a seguirlo fino alla fine. Grazie mille.

Nessun commento